Santuario. Restaurati gli affreschi, ma non solo. E ora un libretto CARUBERTO Quanti si sono recati sabato sera al Santuario di Caruberto, intitolato a Maria Bambina, si sono potuti rendere conto di persona della qualità e I protagonisti dell'elevazione musicale della entità dei lavori di restauro effettuati dal 2004, che hanno riguardato non solo gli affreschi, come ha ricordato monsignor Achille Bonazzi, responsabile dei beni culturali della Diocesi, ma anche le coperture i serramenti, i marciapiedi. Risultato. La restituzione graduale e sempre più spettacolare di un vero gioiello del nostro territorio che racchiude in se', come ha sottolineato nell'introduzione il parroco don Arnaldo Peternazzi, «elementi di fede, arte e storia». Del Santuario, ha aggiunto, «ha parlato anche Radio Mater grazie alla segnalazione di Paolo Nevi di Scandolara Ravara». Un grazie «alle famiglie che hanno sponsorizzato buona parte di questo restauro, alle restauratrici coordinate dal nostro Emilio Conti, al proprietario della cascina attigua, Giuseppe Bozzetti che ci aiuta sempre, al sindaco Dino Maglia e ai precedenti per il sostegno. E naturalmente a monsignor Bonazzi». Spazio, quindi, alla prima parte della elevazione musicale con le applaudite e raffinate esecuzioni (tra Verdi e Mozart) del gruppo formato da Marina Morelli (soprano), Marco Rozzi flauto) Eugenio Masseroli (contrabbasso), Giorgio Scolari (tastiera). Note valorizzate, tra l'altro, dalla magnifica acustica del Santuario. La parola è poi passata a Bonazzi: «Se non ci fosse stato don Arnaldo, i restauri non sarebbero a questo punto. Grazie ai sindaci Maglia e Peschiera, alla Fondazione Comunitaria che ha dato un contributo, a Giovanni Rodella della Soprintendenza, agli studi 'Mantegna' e Blu'». Don Achille ha parlato dei fatti storici e della datazione della chiesa: «Robolotti dice che nel 1399 già esisteva, ma è un dato da verificare». Gli affreschi più antichi, nella volta absidale, potrebbero risalire all'ultima parte del 1300, gli altri ai primi due decenni del 1400. Ha poi ricordato che la chiesa «è stata eretta in parrocchia nel 1451» e ha confutato la tesi di Giampietro Torresani secondo cui ci sarebbero correlazioni con la chiesa di San Gregorio a Cremona. «Ci sono, invece, correlazioni evidenti con Recorfano ma anche con Gattarolo di Voitido, con la Chiesa Vecchia di Scandolara e Santa Maria Maddalena di Cremona». Monsignor Bonazzi ha parlato anche delle decorazioni cinquecentesche e secentesche, delle nicchie «risalenti forse al 700- 800» e del fatto che la pavimentazione originaria era più bassa dell'attuale. «Questa ha continuato è la chiesa più ricca di tutta la zona. Ci sono tanti aspetti ancora da studiare, come quello degli stemmi». Monsignor Bonazzi ha ricordato di aver contattato l'assessore provinciale alla Cultura «per riuscire a pubblicare un semplice libretto che illustri i tesori presenti a Caruberto. A seguire la lettura di due poesie del maestro Francesco Orsini dedicate al Santuario, a cura di Giovanni Scotti, ancora musica e la preghiera finale alla madonna di Caruberto.