Piano casa contro legge regionale, Comuni esautorati, rischio impugnazioni. E i palazzinari sono in agguato Da ieri, per effetto del nuovo Piano Casa della Regione, che è legge dallo scorso agosto, nel Lazio si possono presentare le Dia (Denuncia inizio attività) per l'ampliamento degli edifici. E' bene ricordare che si tratta di una legge illegittima, fortemente voluta dal Governo regionale di Renata Polverini. La discussione in Consiglio sul Piano Casa, infatti, fu interrotta da una dichiarazione del ministro Galan, che sollevò dubbi di incostituzionalità sul provvedimento che dà il via libera a nuove edificazioni selvagge, ed entra in competenze che non sono regionali, bensì nazionali. Una sortita che sollevò reazioni di fuoco da parte degli esponenti del Pdl laziale, che decise comunque di procedere. Ci si aspetta ora, se il ministro è coerente con quanto dichiarato il mese scorso, che in questi giorni il provvedimento sia impugnato dal Governo. L'anticipo della Dia per gli ampliamenti, non previsto nella nuova Legge, ma aggiunto ad essa 2 giorni dopo attraverso la Legge regionale di assestamento di Bilancio (il Piano Casa ha stabilito in questo senso un vero record, con ben 3 articoli che sono stati modificati solo 2 giorni dopo l'approvazione, prima ancora che la Legge stessa fosse pubblicata) è in contrasto con quanto stabilisce lo stesso Piano Casa, il quale assegna ai Comuni laziali la possibilità, sino al 31 gennaio 2012, di individuare aree ed edifici che vanno esclusi dall'applicazione del Piano. Ciò ha determinato paradosso: potranno essere avviati lavori in edifici o aree che i Comuni potrebbero in seguito definire non trasformabili, per giunta in base a una Legge che potrebbe essere poi impugnata dal Governo nazionale. Non c'è mai fine al peggio. Gli ampliamenti di cui si parla possono riguardare edifici anche in aree naturali protette, in aree pregiate, nelle zone agricole. Per questo è importante correre immediatamente ai ripari. I Comuni che in questi giorni, giustamente, si lamentano di essere stati di fatto esautorati di ogni funzione a causa della manovra finanziaria del Governo, dovrebbero avere il coraggio di riprendere in mano il loro territorio. Due sono le cose che dovrebbero fare: un atto in autotutela che sospenda sino al 31 gennaio 2012 le Dia presentate, in attesa che i Consigli comunali individuino le aree da salvaguardare e diano indicazioni più precise su come farlo rispetto ad una Legge che si presta, forse non casualmente, a diverse letture. Questo potrà evitare che nel frattempo vengano trasformate in modo irrimediabile aree pregiate. Poi, una delibera da approvare in Consiglio comunale, con la quale limitare fortemente gli ambiti di applicazione del Piano Casa, spingendosi ad escludere magari l'intero territorio comunale da norme come quella sul cambio di destinazione d'uso a fini residenziali di interi immobili senza che il Comune possa esprimersi a riguardo. Anche cittadini e associazioni possono fare qualcosa. Per esempio: iniziare a raccogliere le firme per un referendum abrogativo, e ricorrere al Tar contro eventuali concessioni accordate in base a questa Legge.
Lazio. Stop al cemento nelle aree protette
Il Piano Casa della Regione Lazio, entrato in vigore lo scorso agosto, consente ai Comuni di presentare le Dia (Denuncia inizio attività) per l'ampliamento degli edifici. Tuttavia, la legge è stata criticata per essere illegittima e per entrare in competenze non regionali. Il ministro Galan ha sollevato dubbi di incostituzionalità, ma il Governo potrebbe impugnare il provvedimento. L'anticipo della Dia è in contrasto con quanto stabilisce lo stesso Piano Casa, che assegna ai Comuni la possibilità di individuare aree ed edifici esclusi dall'applicazione del Piano. I Comuni potrebbero sospendere le Dia presentate e approvare una delibera per limitare gli ambiti di applicazione del Piano Casa.
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