Internet espande la possibilità di conoscenza ma non sopperisce all'esigenza di toccare l'arte con mano. E, infatti, la grande novità di Google Art Project non ha svuotato i musei. Anzi, ha persino contribuito all'aumento dei visitatori e degli incassi. Che si tratti di una vera e propria rivoluzione nel modo di fruire l'arte non c'è alcun dubbio: basta pensare che dal proprio pc, in qualsiasi giorno a qualsiasi ora, collegandosi a http:www.googleartproject.com è infatti possibile effettuare un tour virtuale a 360 di alcuni dei più importanti musei al mondo, passeggiando tra le sale, conoscendone la storia e gustandosi le principali opere esposte, fino al minimo dettaglio. Tutto questo grazie alla tecnologia di Street View. Fra i 17 musei già coinvolti ci sono il MoMA e il Metropolitan Museum, gli Uffizi, Tate Britain di Londra, l'Hermitage, la National Gallery di Londra, l'Altes National (Germania), il Thyssen e il Reina Sofia, il Versailles. Gli scrittori anglosassoni, però, si sentono "aggrediti" da Google che ha creato una biblioteca online, la HathiTrust, con circa 7mila volumi protetti da copyright scannerizzati senza autorizzazione. Ciononostante l'arte e i musei possono dirsi al riparo: il loro ruolo continuerà ad essere fondamentale. Ne ha la certezza Achille Bonito Oliva. Secondo il critico «l'arte è pura materia ed ha un suo corpo, un suo colore e un suo spessore. E il museo è il luogo in cui si consuma un incontro polisensoriale tra i visitatori e le opere esposte». Per Bonito Oliva i musei sono, quindi, il luogo privilegiato in cui si consuma «la congiunzione tra carne e spirito». Un rapporto, scandisce il critico, «molto concreto, polisensoriale. La letteratura, viceversa, occupa uno spazio bidimensionale, fluido. L'arte ha uno spessore e un volume - ribadisce- più consistente e visibile». Non è tutto. Bonito Oliva tiene a precisare che «Internet funziona giocando proprio sull'anoressia dell'immagine, sulla sua smaterializzazione. Il museo, invece, è il luogo di congiunzione di carne e spirito». Il Mibac partecipa con il suo museo più visitato, la Galleria degli Uffizi. Una scelta fortemente voluta da Mario Resca, direttore generale per la Valorizzazione del Patrimonio culturale: «Sono orgoglioso di aver contribuito, in collaborazione con la Soprintendente Cristina Acidini, al successo di Google Art Project. Google ci ha comunicato che gli italiani sono, dopo gli statunitensi, i maggiori utenti del servizio, a testimonianza della crescente richiesta di arte e cultura del nostro popolo». Per quanto riguarda la sezione di Google Art dedicata agli Uffizi, fa sapere il direttore, «è stata navigata virtualmente da oltre 1 milione e mezzo di utenti. Inoltre dal lancio di Google Art, sono cresciuti sia gli incassi che i visitatori degli Uffizi, a conferma che la visita virtuale non sostituisce quella reale, ma al contrario la incoraggia e la stimola».
Musei, ai tour su web il pubblico preferisce la "fisicità" dell'opera
Google Art Project è una piattaforma online che consente di visitare i musei in virtù, con la tecnologia di Street View. Il progetto ha contribuito all'aumento dei visitatori e degli incassi dei musei, come il MoMA e il Metropolitan Museum, gli Uffizi, Tate Britain di Londra, l'Hermitage, la National Gallery di Londra, l'Altes National (Germania), il Thyssen e il Reina Sofia, il Versailles. Gli scrittori anglosassoni si sentono "aggrediti" da Google che ha creato una biblioteca online, la HathiTrust, con circa 7mila volumi protetti da copyright scannerizzati senza autorizzazione. L'arte e i musei possono dirsi al riparo, poiché il loro ruolo continuerà ad essere fondamentale.
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