Circa centomila reperti archeologici nei tre depositi segreti del Comune Solo dal Novi Park 3500 casse di materiale, ma conservarli è problematico Decine di migliaia di reperti per circa dodici milioni di euro. Ha un valore incommensurabile il tesoro archeologico che si trova nei depositi comunali modenesi: vasi, anfore, monete, lapidari. Resti di civiltà antiche emersi in secoli di scavi nella nostra città e nella nostra provincia, che riportano alla luce i segni tangibili dell'antica Mutina, della sua storia e della sua preistoria. Segni tangibili e a volte "ingombranti", che spesso non trovano posto nelle esposizioni museali civiche, e vanno a rimpinguare ben tre depositi cittadini, collocati in zone la cui ubicazione è conosciuta da pochi addetti ai lavori, sui quali vige un'aurea di segretezza. Troppo alto è il rischio di trafugamenti, sebbene gli oltre centomila reperti archeologici rinvenuti nel Modenese siano conservati in capannoni e fabbricati con un alto grado di sicurezza, dotati di antifurti e sistemi antincendio, come previsto dalla legge. In totale, nei due depositi dei musei civici modenesi, sono presenti circa 100 mila reperti singoli. Poco meno di ottomila i pezzi esposti nel museo archeologico. Beni per lo più di proprietà dello Stato (solo un 10, risalente a scavi anteriori al 1913, è legalmente di proprietà del Comune) affidati alle istituzioni museali modenesi per la valorizzazione e la conservazione. Il valore patrimoniale è stimato complessivamente in 11.965.000 euro: 3.365.000 euro il valore degli oggetti esposti nelle sale museali, circa 4 milioni e 600 mila euro quello dei reperti conservati nel primo deposito comunale, cui si aggiungono altri 4 milioni di euro di un secondo deposito in via di allestimento, più anche del primo ormai stracolmo. Il nuovo deposito, di quasi 2 mila metri quadrati, sarà funzionante verosimilmente entro il 2012, dopo un primo rinvio alla sua apertura, prevista quest'anno, a causa dei tagli imposti dalla crisi. Un patrimonio nascosto, conservato e studiato, che aumenta di mese in mese. Secondo i dati della Soprintendenza regionale per i beni culturali, ogni anno in media sono circa cinquanta gli scavi che riportano alla luce nel Modenese testimonianze del passato. Solo da gennaio di quest'anno, sono stati però attivati già 47 cantieri archeologici. Perché il tesoro nascosto sotto Modena può rivedere la luce ogni giorno che una ruspa scava nelle strade e nei terreni della nostra città. La madre di tutti gli scavi è ovviamente il Novi Park 3.500 le casse di materiali archeologici rinvenute durante i lavori per il parcheggio sotterraneo, quattromila i reperti cosiddetti "notevoli", un migliaio le anfore, più quindici monumenti funerari e una vasca in cui nuotavano carpe. Tutti oggetti oggi custoditi in un deposito segreto, preso in affitto da Modena Parcheggi (la società cui sono affidati i lavori al Novi Park) per circa 30 mila euro l'anno. Scadenza della locazione: fine 2012. Dopo quella data i reperti troveranno sistemazione nel discusso parco archeologico sopra il parcheggio. Costo stimato dell'operazione, circa 3,5 milioni di euro. Il progetto è in via di definizione ed entro pochi giorni la direzione regionale, le soprintendenze, il Comune e tutti gli enti coinvolti potranno dare l'ok definitivo ad alcune modifiche al progetto originario, prevedendo che le spese della realizzazione del parco rientrino negli accordi di gestione con ModenaParcheggi. Ma non tutti i reperti archeologici modenesi potranno avere uguale fortuna. La maggior parte continua ad alimentare i depositi dei musei. Impossibile per legge la vendita, anche se in passato, negli anni '90, l'ex ministro dei beni culturali Alberto Ronchey (cui si deve la legge sui beni culturali del 1993, prima del codice ora in vigore, nato nel 2004) ha ventilato l'ipotesi di "alienazione" di beni culturali mobili, specialmente in caso di reperti "doppione". Un'ipotesi che sollevò un polverone di polemiche. Oggi le alternative per i beni giacenti in deposito sono poche. E non si contempla la loro vendita: si va dalla loro valorizzazione nelle mostre temporanee (è il caso anche dei reperti del Novi Park, di cui la direttrice dei Musei Civici, Ilaria Pulini, ha intenzione di chiedere una proroga), alla loro permanenza nei depositi, al loro affido temporaneo (purché valorizzati pubblicamente), fino a rimedi più estremi, come il risotterramento a fini conservativi in luoghi sicuri (cosa già avvenuta in passato). Ma solo dopo esser stati studiati e catalogati.