BENI culturali e territorio. Un rapporto che non può tramontare e che costituisce un raccordo con le risorse e le economie dei territori. Ma bisogna pensare a una strategia politico-culturale che vada all'insegna dell'innovazione anche amministrativa e ge-stionale. Credo che sia necessario rilanciare, soprattutto in questo particolare momento, il ruolo che devono avere i musei nazionali. La Destra deve poter aprire un dibattito ampio su questo tema con lo scopo di innescare un processo innovativo che possa riguardare la politica culturale di un Paese. Si tratta di un progetto culturale. Un progetto di destra culturale. Il rapporto tra promozione e valorizzazione deve andare oltre i soliti stereotipi. Un museo non è un contenitore (qualsiasi sia la sua collocazione storica), e non deve essere considerato tale, ma un polo culturale, e deve agire sul territorio con competenze manageriali tendenti ad uno sviluppo con gli altri campi della promozione, della conoscenza e della fruizione. Credo che i musei "chiusi" non abbiano più senso, e non vanno verso quella direzione alla quale tende la politica culturale dell'attuale riforma del ministero. Proprio per questo è importante sperimentare rapporti che diano delle garanzie su una valorizzazione multiforme delle culture del territorio. Uno dei primi elementi che occorrerebbe esplorare dal punto di vista legislativo (e giuridico) è l'autonomia di alcuni musei che sono ancora incorporati nelle strutture delle soprintendenze. Ovvero, tracciando un esempio, i musei archeologici dovrebbero diventare autonomi, dovrebbero poter avere una gestione autonoma rispetto alle soprintendenze. Il soprintendente non può più essere il responsabile di intere aree archeologiche e parimen-ti vestire la carica di direttore del museo (pur delegando altro personale). Sarebbe opportuno dare una struttura ai musei, con una loro autonomia gestionale e, quindi, con una figura di direttore reale che abbia professionalità, capacità culturali, competenze gestionali, esperienze manageriali, pur non perdendo di vista la scientificità che una struttura del genere deve avere. Un modello appropriato per un raccordo con le politiche di sviluppo, del turismo e di quelle attività culturali non solo materiali ma anche cosiddette immateriali. D'altronde, lo spirito che ha dettato le linee del "nuovo" ministero vanno verso una direzione che è quella della tutela certamente ma anche della proficua valorizzazione. Le soprintendenze archeologiche hanno compiti abbastanza articolati sul territorio, e a loro rompete la tutela, ma un museo archeologico deve poter "produrre" cultura, didattica, formazione educativa in un quadro di rapporti con l'intero territorio nel quale si trova ad operare. Più volte è stata sottolineata l'importanza di inserire tra le professionalità di un museo anche la figura del pedagogista, sia nell'allestimento delle sale sia nella progettazione culturale stessa che un museo deve stabilire nel corso delle attività di promozione (aspetto da me sottolineato già nel saggio "La Risorsa Beni Culturali", Irai). E' un'esperienza che si deve poter fare soprattutto se consideriamo il bene culturale sempre più come modello di identità di un contesto territoriale e come elemento base di un dialogo tra la storia, la consapevolezza delle radici e l'investimento su quella cultura che è patrimonio comunitario. L'autonomia di un museo archeologico, in questo caso specifico, rivestirebbe un ruolo prioritario per una realtà territoriale in quanto non dovrebbe svolgere solo il compito di tutela del materiale esposto ma diventerebbe un laboratorio di raccordi tra l'archeologia e le altre arti o le attività di promozione grazie a spazi multimediali, espositivi, eterogenei, di convegnista. L'autonomia di un museo comporta, come si è già sottolineato, una politica di gestione della struttura con un'amministrazione autonoma ma sempre dipendente dal ministero. E' un argomento che deve essere affrontato nelle sedi istituzionali competenti, ma si tratta di cominciare a smuovere alcune situazioni e a rilanciare il ruolo imponente che possono ricoprire, in termini di progettualità culturale, tali strutture che hanno una potenzialità enorme e una carica aggregante sostanziale in termini operativi, sempre, però, nella logica di una gestione ottimale. Si potrebbe già avviare (o riavviare) un discorso del genere con la prossima apertura al pubblico (dopo la chiusura per restauri e ristrutturazione dello stabile) del museo archeologico nazionale di Taranto, il quale dipende dalla soprintendenza archeologica della Puglia L'archeologia in Puglia ha una sua robustezza enorme, e la sua presenza è abbastanza consistente su tutto il territorio. La soprintendenza archeologica ha compiti scientifici che toccano tutta una Regione vasta come la Puglia. Dal momento che il museo nazionale di Taranto costituirà, chiaramente, un riferimento notevole per tutta l'area della Magna Grecia, definire, attraverso atti legislativi a priori (ovvero prima della sua riapertura), una sua autonomia dalla soprintendenza stabilendo figure professionali che abbiano competenza sulle attività del museo (dagli archeologi al manager, dal personale con funzioni didattiche ai promotori, oltre che alle figure di custodi e di operatori museografici) mi sembra un dato ormai da tenere in forte considerazione. Dovrà avere un suo direttore, come già si diceva, con le specificità prima dette. " D'altronde, il rilancio dei beni culturali passa anche attraverso quelle strutture che hanno forza competitiva in termini economici, quelle strutture che riescono a solidificare un rapporto armonico con la ricerca e l'economia di un territorio, quelle strutture che sanno tenere insieme la salvaguardia con l'offerta promozionale. Considero che ciò, ri-ferendomi al museo archeologico della Puglia di Taranto, abbia una sua peculiarità per poter potenziare una città e un territorio che sono carenti di ulteriori modelli e strutture che abbiano una tale proprietà culturale. Ma l'autonomia di una tale istituzione, dal momento che non è ancora aperto al pubblico, può giocare una sua partita importante proprio nel momento in cui occorrono sia una politica della gestione sia una visione scientifica nell'allestimento dei percorsi. Credo che il ministero debba innovare favorendo esperienze del genere senza disperdere, chiaramente, alcuna scientificità. Sono convinto che il ministero, da una simile operazione, ne uscirebbe avvantaggiato e rafforzato proprio in virtù di quel dialogo tra promozione e valorizzazione di un territorio spingendosi verso quel rapporto costi-benefici che sta alla base del confronto ma anche del recupero delle identità che sono le maglie- di una politica culturale di centrodestra. Bisogna dare una svolta decisiva in questa fine legislatura. Musei autonomi rispetto alle soprintendenze. E soprintendenze che sappiano guardare di più alla tutela e alla salvaguardia del bene mentre ai musei andrebbe affidato il compito della valorizzazione e della promozione. Non basta ora solo tutelare. Valorizzare attraverso la promozione di quella cultura che consiste nell'identità di un patrimonio.