VENEZIA. Palazzo Grassi non corre il rischio di diventare un albergo ipotesi evocata in questi giorni per giustificare la necessità di chiudere al più presto il suo acquisto anche nella malaugurata ipotesi che restasse chiuso. Non lo consente, infatti, l'attuale destinazione d'uso dell'edificio, che non prevede quella alberghiera e il Comune ha tutte le possibilità, sul piano urbanistico, di bloccare eventuali iniziative speculative per rendere il bel palazzo del Massari l'ennesimo hotel in Canal Grande. «Palazzo Grassi spiega anche l'assessore alla Pianificazione Strategica Roberto D'Agostino ha la tipologia che consentirebbe la sua trasformazione in albergo, superando i duecento metri quadri di superficie, ma il vincolo sulla sua destinazione posto dal Comune non può consentirlo. Certamente il vincolo non può essere mantenuto in eterno, se il palazzo dovesse restare chiuso a lungo, ma il Comune ha comunque la possibilità di varare normative più restrittive, come chiedono gli stessi albergatori, per evitare trasformazioni alberghiere. Pertanto, solo una colpevole disattenzione da parte nostra, potrebbe creare quelle condizioni tali da consentire che Palazzo Grassi divenga un albergo. H rischio maggiore che il Palazzo corre, pertanto, non è quello di diventare un hotel, restando chiuso, ma piuttosto di perdere ruolo e funzione a causa di un'inattività che nessuno vuole si verifichi». L'accelerazione che si vuole dare alla trattativa con la Fiat il sindaco Paolo Costa ha fissato al 28 dicembre il termine in cui concludere l'operazione con il via libera dell'assemblea dei soci del Casinò all'acquisto del 51 per cento delle quote della società, facendo in modo che entro pochi giorni le commissioni di lavoro sui conti e sui programmi di Palazzo Grassi appena insediate non ha dunque a vedere con possibili rischi di tipo speculativo legati all'immobile. Intanto a Ca' Farsetti si contiene a lavorare al contratto di acquisizione della maggioranza della Spa, che prevede appunto la formula dell'acquisto anche per conto di terzi, permettendo, cosi, in tempi brevi r"emersione" dei nomi della possibile cordata di privati in grado di affiancare la Casinò spa e la Fiat nell'operazione. Ci sarà certamente una fondazione bancaria: la Fondazione di Venezia, se Giuliano Segre e Paolo Costa chiariranno le rispettive divergente e l'istituzione bancaria veneziana accetterà di entrare come socio di minoranza, oppure in caso di rinuncia la Fondazione Cassa-marca di Dino De Poli, con cui continuano i contatti. Folto il "bouquet" della case editrici interessate: dalla Marsilio alla Skira, dalla Mazzotta alla Feltrinelli. Ancora, società specializzate nei trasporti d'arte come Arteria. Soggetti legati al mondo della moda, come il Gruppo Pinault, Gucci e la stessa Camera Italiana della Moda. Un'importante compagnia di assicurazione straniera e la stessa Biennale, che sarebbe interessata a rilevare quote per stringere una collaborazione istituzionale con Palazzo Grassi.
Palazzo Grassi non può diventare hotel
Il Palazzo Grassi a Venezia non rischia di diventare un albergo a causa dell'attuale destinazione d'uso dell'edificio, che non prevede quella alberghiera. Il Comune ha le possibilità di bloccare eventuali iniziative speculative per rendere il palazzo del Massari l'ennesimo hotel in Canal Grande. L'assessore alla Pianificazione Strategica Roberto D'Agostino spiega che il vincolo sulla destinazione del palazzo non può essere mantenuto in eterno, ma il Comune ha la possibilità di varare normative più restrittive per evitare trasformazioni alberghiere.
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