Dura lettera dei due membri del comitato scientifico. La Miraglia: dimissioni, atto dovuto. Intanto il museo perde la grande mostra nazionale Forte presidente. Il docente di diritto amministrativo sarà il nuovo presidente della Fondazione Due nomi prestigiosi come quelli di Norman Rosenthal e di Luigi Ficacci scompaiono dall'organigramma del museo Madre. Ficacci, soprintendente ai Beni culturali di Bologna, e Rosenthal, già direttore della Royal Academy di Londra dal 1977 al 2008 e curatore di mostre internazionali, hanno inviato all'assessore regionale alla Cultura, Caterina Miraglia, una dura lettera in cui siglano l'addio a Napoli. Motivo? La mancata convocazione del comitato scientifico di cui facevano parte e anche l'esclusione a sorpresa del Madre dalle manifestazioni che celebrano in tutta Italia l'Arte Povera. Il comitato scientifico per statuto si sarebbe dovuto riunire due volte all'anno, ma a quanto pare questo non è avvenuto nonostante le richieste scritte inviate dagli stessi Ficacci e Rosenthal nello scorso mese di agosto alla Miraglia. In realtà il Museo napoletano è a un punto di svolta. Risale a pochi giorni fa l'approvazione del nuovo statuto, a cui hanno Fatto seguito le dimissioni della Miraglia dalla presidenza della Fondazione e degli altri due con-siglieri in carica, Laura Cherubini e Natalino Irti. Ora, secondo l'assessore nell'addio dei due prestigiosi studiosi non c'è nessuno scandalo, anzi si tratta di un atto dovuto. «La lettera di dimissioni di Ficacci e Rosenthal è un atto cortese; insieme con il vecchio consiglio di amministrazione, il comitato scientifico è decaduto perché sono cambiati lo statuto e il cda della Fondazione. Spetterà al nuovo consiglio di amministrazione nominare il comitato scientifico sulla base di una rosa di nomi. Non è escluso che uno di loro possa essere richiamato». Ufficiali, intanto, i nomi dei membri del nuovo cda: Pierpaolo Forte, professore di Diritto amministrativo dell'Università del Sannio e probabile presidente, Laura Cherubini, consigliere uscente, e Antonio Blandini, professore di Diritto commerciale alla Federico II di Napoli. A loro si aggiungeranno altri due membri che saranno espressi dai soci partecipanti, figure previste dal nuovo statuto della Fondazione. Tra l'altro, le scarse risorse di cui ormai deve accontentarsi la Fondazione Donnaregina non consentiranno di offrire rimborsi spese e ospitalità. Con il rischio però di un drastico ridimensionamento delle ambizioni del Museo Madre. Che inoltre perde l'appuntamento con il più importante evento espositivo dell'anno. Le celebrazioni dell'Arte Povera, che fu tenuta a battesimo ad Amalfi nel 1968 con la mostra organizzata da Lia e Marcello Rumma, non toccheranno Napoli? Nella conferenza stampa nazionale del Madre non si è parlato: «ciò lascia supporre come certa», scrivono Ficacci e Rosenthal, «la rinuncia alle attività espositive previste dal piano presentato a luglio dal direttore del museo». Cicelyn, dal canto suo, si dice avvilito: « La Miraglia afferma che la lettera è un atto cortese? Non mi sembra. Da un anno i due studiosi dovevano essere convocati, non so più cosa pensare... un giorno si approvano le mostre, poi nascono problemi tecnici perché c'è necessità del placet cda... Abbiamo aderito a gennaio al progetto sull'Arte Povera, c'era anche l'accordo con Lia Rumma. Ora non so più che cosa accadrà, la mostra è ancora in programma ma l'abbiamo fatta slittare all'u novembre. Si farà? Non ne ho idea».
Napoli. Rosenthal e Ficacci: addio al Madre. E l'Arte Povera non si vedrà
Il Museo Madre di Napoli ha subito una serie di cambiamenti. Il comitato scientifico, di cui facevano parte due membri prestigiosi, Norman Rosenthal e Luigi Ficacci, ha inviato una lettera di dimissioni a Caterina Miraglia, assessore regionale alla Cultura, a causa della mancata convocazione e dell'esclusione dalla mostra nazionale Forte presidente. Il comitato scientifico è decaduto a causa del nuovo statuto del museo. I due studiosi hanno anche inviato una lettera di dimissioni al Museo, affermando che l'atto non è un atto di rancore, ma un atto dovuto.
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