«Indignato», e di più: «scandalizzato da tante ridicole fesserie». Non si trattiene, Luca Beatrice, critico d'arte nonché presidente del Circolo dei Lettori, commentando la situazione in cui versa il Castello di Rivoli, a partire dall'intervista, rilasciata, sulla «Stampa» di ieri, dal direttore del museo, Andrea Bellini. In cosa lei, Beatrice, non è d'accordo con Bellini? «Non concordo neppure su una virgola. A partire dal fatto che Bellini usa la metafora dei ristoranti stellati versus le osterie, dove, a quest'ultima categoria apparterrebbero alcune mostre organizzate da me. Ma l'immagine è inesatta perché, restando alla stessa allegoria, il Castello di Rivoli, oggi, può essere paragonato solo alla vecchia mensa di un ospedale in disuso». Secondo lei, gioca a sfavore del sito anche il fatto di essere mal servito dai mezzi pubblici, come Bellini lamenta? «Macché. Tanto per fare un esempio che mi riguarda, a Tolentino, un piccolo paese delle Marche, non certo agevolissimo da raggiungere, ho appena curato una mostra sul tema dell'umorismo nell'arte, per un costo totale di 35 mila euro: in un mese e mezzo sono passati 12 mila visitatori, tanto che l'evento è stato prorogato sino a metà ottobre». Lei dice che i pullman non c'entrano, dunque? «Ma figurarsi. Negli Anni 90, quando sono state allestire mostre interessanti, da "Post human" a Newton a Keith Haring, la gente andava a Rivoli anche da Firenze o Roma, e sì che non c'era l'alta velocità. Certo che, se si progetta l'ennesima esposizione di arte povera, c'è poco da sperare e non si fanno in nessun modo gli interessi del Castello e quindi pubblici». Cosa intende? «Che una mostra del genere, in cui Mario Merz avrà, giustamente, una parte di rilievo, allestita nel museo dove la figlia di Merz, Beatrice, è condirettore, sembra tanto un'iniziativa pensata anche per incrementare un privato patrimonio di famiglia, già per altro ingente». Illazioni gravi, quelle che esprime. «Me ne prendo la responsabilità. E, comunque, le prove sono sotto gli occhi di tutti. Beatrice Merz promuove Mario Merz. Basta fare due più due, non ci vuole molto». Resta da provare. Quanto alla mostra che sarà dedicata, nel 2012, a Thomas Schutte, invece? «Intanto, pur essendo Schutte a suo modo un classico, ormai è un artista di seconda fascia. Però, se proprio gli si voleva dare spazio, perché non ospitare la mostra di recente allestita a Madrid su di lui? C'era proprio bisogno di produrne una ex novo?». Nulla che vada bene, secondo lei? «Penso che Bellini e la Merz, per ciò che hanno dimostrato di non saper fare, malgrado il maxistipendio che percepiscono, siano screditati. Fossero allenatori di una squadra di calcio, il presidente li avrebbe cacciati». Si dice che dietro alle sue invettive ci sia il desiderio di mettere le mani su Rivoli. «Non basta cambiare i vertici del Castello. Occorre ripensare completamente alla sua funzione e a una strategia di rilancio efficace».