Grazie a quelle tavole, chiunque poteva vedere la Cappella Sistina o i quadri di Tiziano Ci sono ricerche che sono l'esito di una vita di studi e tale deve considerarsi l'opera di Evelina Borea, Lo specchio dell'arte italiana. Stampe in cinque secoli, Scuola Normale Superiore di Pisa: un volume di 856 pagine, e tre volumi di illustrazioni. Fin dal titolo bellissimo l'autrice ci spiega come la stampa in legno, in rame e in litografia sia stata la traduzione delle opere dipinte dai più importanti artisti dal primo Rinascimento alla fine del Settecento. Opere che ebbero una fama universale anche grazie alla circolazione di questi fogli sciolti o raccolti in volume. A cominciare da Botticelli e Michelangelo, da Mantegna e Tiziano, fino ai Tiepolo e a Canova. I fogli circolavano facilmente e avevano modico prezzo, perché non tutti potevano far visita alla cappella Sistina, vedere dal vivo gli affreschi di Tiepolo o i gruppi scultorei di Canova. La fortuna dell'incisione fu immensa e l'Italia attrasse incisori da tutta l'Europa, che in alcuni casi crearono imprese calcografiche importanti. Come Antoine Lafréry a Roma che fu il promotore non solo dello Speculum Magnificentiae, ma di una assai ricca varietà di incisioni. Ciò non toglie che l'incisione ebbe autori che lavoravano in proprio, non erano cioè solo traduttori di opere altrui. Artisti rinomati lavoravano in attrezzate botteghe, da Francesco Rosselli allo scandaloso Marcantonio Raimondi dei Modi. Borea scandisce con passo sistematico quest'immensa produzione adottando un ordine cronologico rigoroso, con capitoli che segnano le scuole italiane, secondo l'insuperato modello storiografico del Lanzi, e le influenze straniere: fiamminghi, olandesi, tedeschi, francesi erano in Italia e lavorarono con solerzia, facendo concorrenza alle botteghe attive a Venezia, Roma, Bologna, Firenze e Napoli. Per citare le piazze più celebri del tempo. L'autrice adotta una tipologia di esemplare chiarezza: ogni capitolo è preceduto da una breve silloge, a cui segue lo svolgimento del tema e l'articolazione in paragrafi: naturalmente i problemi sono complessi. Chi per primo adottò il bulino, Pollaiolo o Mantegna? I libri illustrati con silografie (cioè tratte da legni) ebbero un'eccezionale diffusione a cominciare dalle Meditationes del cardinale Torquemada, tomo apparso a Subiaco nel 1467, primo libro in Italia con silografie che illustrano a tratto (malamente) gli affreschi commissionate dal prelato per Santa Maria sopra Minerva. "Molti franzesi e fiamminghi che vanno e vengono" è il titolo del XXI capitolo e dice quale attrazione esercitasse il Bel Paese da parte di incisori il cui lavoro era reso assai difficile per le restrizioni della Riforma. Si appassionarono al collezionismo non solo prelati, nobili, artisti rinomati ma anche sovrani come Filippo II di Spagna che sul finire del Cinquecento raccolse.
Stampe e incisioni: un saggio ora ne ricostruisce la storia
L'opera di Evelina Borea, "Lo specchio dell'arte italiana", esplora la storia della stampa in legno, in rame e in litografia in Italia dal Rinascimento al Settecento. L'autrice analizza le opere di artisti come Botticelli, Michelangelo, Mantegna e Tiziano, e descrive come le incisioni si diffuse in Italia e in Europa, attraggendo incisori da tutta l'Europa. Borea scandisce la produzione adottando un ordine cronologico rigoroso, con capitoli che segnano le scuole italiane e le influenze straniere. L'autrice adotta una tipologia di esemplare chiarezza, con ogni capitolo preceduto da una breve silloge e seguito da un svolgimento del tema e un'articolazione in paragrafi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo