L' uomo che ha sfregiato la Fontana del Moro in piazza Navona e ha tentato di ripetere il gesto contro la Fontana di Trevi è stato individuato e messo sotto custodia. Non dà sollievo sapere che il Tritone al quale ha mozzato le orecchie è una copia ottocentesca del Bernini. Perché si tratta comunque dell'ennesimo attentato contro un'opera d'arte. E già nel 1997, a piazza Navona, uno sciagurato si era tuffato nella Fontana dei Fiumi aggrappandosi alla coda di un mostro marino, spezzandola. L'Italia pullula di capolavori artistici che compongono musei a cielo aperto, è il suo privilegio e la sua afflizione. E triste pensare che monumenti sopravvissuti a mille vicissitudini, risparmiati dalle occupazioni di eserciti stranieri e dai bombardamenti aerei, siano esposti a così miserevoli evenienze. Mentre gli scavi archeologici e gli stessi fondali marini promettono a più riprese il ritrovamento di nuovi tesori, siamo indotti a trepidare per quelli che già possediamo. Sembra che esista una attrazione fatale che induce a deturpare la bellezza la quale, è stato detto, «salverà il mondo». Come se una maligna congiura pungolasse ad agire la frustrazione e l'invidia, la protervia distruttiva e la follia. L'attentatore di piazza Navona manifesta i segni di una mente disturbata: «Ho voluto colpire quello che per me è il monumento più importante, volevo farmi notare, ma sono rimasto sorpreso quando nessuno dei passanti mi ha fermato». Probabilmente contro di lui non vale neppure la richiesta sacrosanta di una maggiore severità della giustizia che manda generalmente impuniti certi reati. Eppure non bisogna arrendersi, occorre intensificare la vigilanza, costi quel che costi: anche chi disdegna le sollecitazioni di ordine estetico non può ignorare la portata economica che riveste la difesa dei nostri beni artistici e culturali: i soli che conservano, agli occhi del mondo, in cosi grave crisi, un intatto splendore. «Nessuno dei passanti mi ha fermato...». Il ministro Galan, mostrando apprensione per l'episodio, ha rivolto un appello alla coscienza civile, portando a esempio l'attaccamento di tante piccole comunità alla propria storia: «Sono certo che lo sfregio di piazza Navona non possa accadere a Spello piuttosto che ad Arquà Petrarca o a Città della Pieve». Perché in quei luoghi non si è disposti a rinunciare alla propria anima, a consentire che venga offesa. E una fiducia, forse ottimistica, nell'Italia minore, e migliore, che non si può tuttavia estendere alla comunità nazionale. Dove occorrono, senza risparmio, telecamere, vigili e manette.
L'Italia difenda il Paese migliore
Un uomo è stato individuato e messo sotto custodia dopo aver sfregiato la Fontana del Moro in piazza Navona e aver tentato di ripetere il gesto contro la Fontana di Trevi. Il tentato attentato è stato considerato un attentato contro un'opera d'arte. L'Italia è afflitta da una serie di attentati contro i suoi capolavori artistici, come ad esempio il tentato attentato a piazza Navona nel 1997. Gli scavi archeologici e i fondali marini promettono il ritrovamento di nuovi tesori, ma i monumenti esistenti sono esposti a rischi di deturpazione. L'attentatore manifesta segni di una mente disturbata e non sembra aver ricevuto una reazione adeguata dalle autorità.
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