E' nato a Roma, vive a Milano ma il suo buen ritiro è a Camaiore. L'idea: valorizzare i nostri straordinari borghi «La Toscana è una regione straordinaria nella sua bellezza, ma guai se l'industria del turismo pensa di vivere di rendita». A lanciare l'allarme, a stagione turistica che volge a conclusione, ultimi bagni e ultimi caldi, è il filosofo Salvatore Veca. Cosa c'entra un filosofo che ama Platone e Hegel, Bacone e Marx, con ombrelloni, bagni e hotel? C'entra per almeno due ragioni. Intanto perché Veca la Toscana la conosce bene. La conosce con occhio non toscano, cioé da forestiero innamorato. E' nato a Roma, vive a Milano, ma ha una casa a Camaiore e un'altra sulle colline limitrofe. Conosce la Versilia e ammira Cortona. Così come i borghi e i paesi oltre i circuiti del turismo di massa. «Le altre Toscane», come le definisce. Troppa improvvisazione. L'altra ragione è che Veca dal 2006 è presidente della fondazione Campus di Lucca, impegnata da quasi dieci anni a sfornare operatori, tecnici e manager del turismo. Proprio questo ruolo lo porta a dire che «c'è troppa improvvisazione» nell'industria turistica toscana. Troppi che si improvvisano cuochi, camerieri, operatori turistici, bagnini. «La qualità dell'offerta turistica talora non è all'altezza né del paesaggio straordinario della Toscana e neppure dei prezzi. E in un mondo sempre più globale, dove con un volo low cost uno con pochi euro gira il pianeta, la Toscana deve stare attenta a rinnovarsi, ad acquisire professionalità e qualità», spiega Veca. Il cameriere e l'inglese. L'industria del turismo - aggiunge il filosofo - in Toscana ha «enormi potenzialità», ma occorre che gli operatori del settore acquisiscano conoscenza. La fondazione lucchese proprio a questo serve: «Noi non insegniamo a fare. Ma ad imparare a fare. Oggi c'è bisogno di formazione», dice Veca. Formazione elementare: come è possibile che un cameriere ad esempio non sappia l'inglese? Ma anche tecnica e manageriale. Di chi gestisce, organizza e pianifica il turismo. Le «altre» Toscane. L'idea di Veca è che tra il turismo di élite e quello di massa esista una terza strada che «salvaguarda il paesaggio toscano», ma nel contempo aumenta i numeri, cioé le presenze, i fatturati. In questo senso le proposte del filosofo sono due. La prima è quella di andare alla scoperta delle altre Toscane. Di uscire dal solito circuito delle città d'arte e delle località turistiche più rinomate. La seconda, più complessa, chiama in causa l'esigenza di ripensare la stagione turistica. Che non può andare da maggio a settembre con picchi significativi a luglio e agosto, ma spalmarsi nel corso dell'intero anno. Il babbo deportato. Ma chi è questo signore che a 68 anni insegna ad organizzare il turismo di domani? E' uno dei principali filosofi italiani, nato a Roma da un dirigente di azienda trasferitosi poi a Milano. «Mio padre si chiamava Mino e durante la guerra fu deportato dai nazisti in Polonia, da dove in maniera avventurosa è riuscito poi a liberarsi, a tornare a casa», racconta Veca. La Milano da bere. A Milano il giovane Salvatore frequenta il liceo Parini, poi si iscrive alla Statale, è allievo di Enzo Paci e Ludovico Geymonat, due illustri filosofi. E' la Milano dei primi anni Sessanta, quella del cardinale Montini (futuro Paolo VI), dei Pirelli, Falck, Mattioli. «Una Milano produttiva, riformista e solidarista. Completamente diversa da quella berlusconiana di questi anni. Meno male che ora con Pisapia il clima è cambiato...», sospira Veca, che è stato iscritto al Pci negli anni Settanta e Ottanta. Dinastia Mondadori. All'università Veca è compagno di Fabrizio Mondadori, la cui sorella Nicoletta diviene nel 1976 la sua moglie. Veca entra così nella dinastia dei Mondadori. Una dinastia complessa. Il capostipite è Arnoldo, i figli sono Alberto, Giorgio, Mimma (madre di Leonardo Mondadori) e Cristina. Nicoletta è figlia di Alberto, che nel 1958 fonda il Saggiatore. Che non ha nulla a che vedere con la Mondadori passata poi nelle mani di Berlusconi. Insomma due rami diversi della dinastia mondadoriana. La Rete e i libri. Veca è stato anche ai vertici della Feltrinelli. Uno insomma che scrive libri, ma fa anche l'editore. «Non credo alla morte del libro anche se la Rete cambia molto il mondo editoriale. Il Saggiatore e la Feltrinelli sono nate dall'idea di offrire i libri come educazione alla cittadinanza. Oggi tutto questo passa dalla Rete. Che però non suscita lo spirito critico dei libri. Per questo occorre accompagnare soprattutto i ragazzi nel web ma senza perdere le qualità del cartaceo», spiega Veca. Filosofia in 5 parole. Il matrimonio con Nicoletta porta il filosofo in Versilia. A Camaiore infatti i Mondadori sono di casa. Il capostipite Arnoldo aveva un podere. Poi Alberto si è costruito villa Medusa. «Camaiore e la Versilia sono il nostro buen retiro. Qui veniamo appena possiamo. I miei libri li scrivo spesso nella mia casa di Camaiore», spiega Veca. Già, i libri di filosofia. Per raccontarli chiediamo al filosofo le 5 parole chiave della sua ricerca. Incertezza: perché produce domande. Incompletezza: perché ogni risposta è parziale, guai a pensare alla verità assoluta. Equità: perché Veca ha dedicato molto tempo alle teorie sulla giustizia. Ironia: equivale ad avere il senso del limite (e dei propri limiti). Infine ospitalità di tutto ciò che è diverso.
La Toscana è una regione straordinaria nella sua bellezza, ma guai se l'industria ...
Il filosofo Salvatore Veca, nato a Roma, vive a Milano, ma ha una casa a Camaiore in Versilia. Ha dedicato la sua vita allo studio della filosofia e ha scritto numerosi libri. È presidente della fondazione Campus di Lucca, impegnata a formare operatori del turismo. Veca critica l'industria del turismo toscana per la sua improvvisazione e la mancanza di qualità. Sostiene che la Toscana debba andare alla scoperta delle altre località e ripensare la stagione turistica per non concentrarsi solo in luglio e agosto. Il filosofo è anche un critico della società contemporanea e sostiene che la Rete non suscita lo spirito critico dei libri.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo