Come dice il nostro amato presidente della Repubblica, il presente è angoscioso. La notizia mi ha fatto venire il mal di stomaco. Sono 120 i platani che saranno abbattutti con una fretta degna delle emergenze nazionali. Vedo che qualcuno su Internet si frega le mani: finalmente l'annoso problema dei platani di viale D'Annunzio sarà risolto. Sarà risolto con uno sterminio, a tutto godimento, come senza pudore si dice esplicitamente, di imprenditori di rimessaggi nautici, di altri commercianti e forse pure dei cittadini. Ma quei platani sono un monumento storico e culturale: appartengono intrinsecamente al paesaggio, hanno in sé la gloria e la tenerezza della poesia, hanno contribuito a costruire il fascino di Pisa e dei suoi dintorni. Sono un bene culturale e per questa loro natura sono protetti dalle leggi dello Stato. Pisa perde regolarmente alberi, storici e no. C'è qui una sorta di setta di thugs salgariani, che, invece di tagliare teste, taglia alberi. Sono scomparsi gli alberi di piazza Vittorio Emanuele per far posto a due carabattole che deturpano uno spazio in passato molto amato da frotte di storni, furono abbattutti gli alberi secolari di una villa a Porta a Lucca per far posto a un centro commerciale, furono abbattutti quelli della fabbrica dei pinoli per far posto alla mensa universitaria. Si sentono tristi profezie per i pini di piazza San Silvestro. Ogni volta qualcuno inventa una ragione umanitaria per la desertificazione, più o meno come per le guerre che andiamo ad accendere di qua e di là. Ma è vero o no che un cittadino privato, quando abbatte un suo albero entro la città deve seguire una procedura e deve impegnarsi a sostituire l'albero abbattuto con uno nuovo? Cosa intendono fare Provincia e Comune per il viale D'Annunzio? Abbattere e tornarsene a casa con il piccolo o grande bottino, come quelli della quercia pascoliana? Una volta questi interventi pubblici erano oggetto di accese discussioni pubbliche, che magari non portavano a nulla, ma che avevano l'ambizione di verificare il consenso dei cittadini. Fare il vuoto è facile, far crescere un albero è cosa molto complicata e lunga. Gli alberi non si tagliano, si curano, come si curano le strade e i castelli medievali pericolanti. A ogni passaggio di temporale e ad ogni passaggio di stagione a Berlino, città immersa nel verde, macchine e addetti perlustrano la città per verificare la tenuta dei singoli alberi e il taglio di singoli rami. Noi lasciamo andare tutto in malora, ignorando per anni marciapiedi, alberi, semafori, pavimentazione stradale, relitti archeologici e tutto il resto, e poi d'un tratto spuntano quattro imprese tutte insieme a tagliare e distruggere. Lungo il viale di Marina chi fa disastri non sono i platani, ma le macchine che sfrecciano come fossero sull'autostrada, senza che nessuno controlli. A quei guidatori spericolati bisognerebbe tagliare qualcosa. Con tutto il rispetto e con la speranza che un magistrato intervenga sollecitamente a verificare la legittimità del delitto di scempio ambientale, spero nell'apertura di un dibattito. (Professore in pensione dell'Università di Firenze)