Ambienti sguarniti e oggetti d'arte toccati dai visitatori. Non è risparmiata neanche la stanza del trono Turisti senza controllo, custodi lontani a chiacchierare al fresco NAPOLI Nelle stanze-museo di Palazzo Reale le sedie ci sono, bene in vista, persino di bel design. Ma se sopra non ci si siede nessun custode è un po' difficile che, da sole, possano fare da deterrente. Hai visto mai che visitatori poco rispettosi tocchino un tavolino dell'800 lasciando le impronte, che bambini affascinati da un divanetto con le gambe dorate stropiccino il cuscino rosso pompeiano. Purtroppo non sono solo ipotesi: è quanto accade nel pregiato Appartamento reale. Dalla maestosa sala d'Ercole a quella del trono: sedie in plexiglass e vacanti, cercasi custode. E cerca cerca gli uomini col distintivo della Ales, società mista (Italia Lavoro e Ministero dei beni culturali) addetta del servizio, spuntano fuori. Sono quattro, tutti seduti a crocchio accanto al finestrone che dà sul terrazzo. Chiacchierano e si godono quel filo d'aria che la brezza che sale dal vicino porto concede. Sono le 16 e 20: magari nel resto della giornata ognuno figurava al suo posto. Per ora, pieno pomeriggio, il rendez vous è alla balconata. "Fate foto, ma poche», si limita a dire uno di loro ad un inglese con un superobiettivo al collo. Altri custodi, al piano inferiore, fanno invece da fuoco di sbarramento contro chi vuole accedere allo scalone senza passare per il corridoio d'entrata. Ne basterebbe uno solo a dissuadere gli spauriti turisti russi e canadesi: invece ne sono tre. Capitolo biglietteria (l'ingresso è di 4 euro): si può tranquillamente passare con gli zaini, circostanza impensabile, ad esempio, all'Archeologico. Gli scaffaloni per sistemarli ci sarebbero ma appaiono, come dire, facoltativi. Perciò chi entra nel museo tiene con sé la borsa e speriamo che non capitino cleptomani. Si dirà: ma c'è la videosorveglianza. Certo, è anche bene indicata, ma va bene per scoraggiare eventuali mariuoli di oggetti d'arte. Per i bimbi incuriositi dalle stoffe preziose e per la signora ucraina che struscia la manona sul mogano intarsiato, non c'è Grande fratello che tenga. A meno che non si voglia piazzare una gigantografia di Ferdinando I col fumetto: giù le mani, roba mia. Forse è antipatico citare la super-sorveglianza di altri importanti musei, ma lo facciamo comunque, per promemoria: agli Uffizi non osi prendere dalla tasca la macchinetta fotografica perché la custode-Medusa ti fulmina con lo sguardo; in Galleria Borghese, al netto del caos e delle parole crociate di cui si dotano alcuni vigilantes, i turisti sono sotto stretto controllo: e ad Istanbul, esagerati, per ammirare palazzo Topkapi ti sottopongono persino al metal detector.
Napoli, Palazzo Reale. Safari selvaggio nelle sale del Re
Il Palazzo Reale di Napoli è stato oggetto di critiche per la mancanza di controllo sui visitatori. Le stanze-museo sono state trovate con sedie e oggetti d'arte toccati dai visitatori. I custodi sono stati trovati a chiacchierare al fresco, mentre gli altri sono stati visti seduti a crocchio accanto al finestrone. I custodi hanno spiegato che il loro compito è quello di fare foto, ma poche, e di controllare l'ingresso. Il museo ha anche un sistema di sorveglianza, ma non è sufficiente per prevenire il furto di oggetti d'arte. Altri musei, come gli Uffizi e la Galleria Borghese, hanno sistemi di sorveglianza più rigorosi.
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