Archeologia In località Paradiso ci sono resti di una villa romana, a Macchia delle sepolture A Monteroduni sono stati ritrovati 200 bifacciali in un'area di 70 metri quadrati Si lavora solo con l'autofinanziamento e per questo gli stop sono continui «Doveva appartenere ad un grosso erbivoro, un rinoceronte, un daino. Vedremo, le analisi ce lo diranno». Ursula Thun Hohenstein, assistente del professor Carlo Peretto dell'Università di Ferrara, ha in mano l'ultimo ritrovamento della giornata, forse della stagione di scavi che chiuderà oggi a Guado San Nicola di Monteroduni. E' un grosso osso ma non è il reperto più raro riportato alla luce in quel sito. Almeno duecento i bifacciali rinvenuti in un'area che non arriva a 70 metri quadri e ciò dal 2008, da quando cioè sono iniziate le ricerche: selci lavorate a punta che arrivano a decimetri di lunghezza. «L'eccezionalità - spiega la ricercatrice - sta nella quantità presente in questo sito, considerando la loro rarità». Nel giacimento de La Pineta a Isernia, ad esempio, dove a pochi passi si trova il Cerp (Centro europeo di ricerche preistoriche), ne sono stati trovati pochissimi. Perché? «Dobbiamo capirlo» risponde. E a cosa servivano? «Questo è un altro mistero» afferma Giuseppe Lembo che segue gli scavi a Monteroduni: «A scavare, raschiare, tagliare la carne, piuttosto che a trovare tuberi nella terra. Secondo un'ipotesi, meno accreditata, venivano lanciati per colpire la preda». Sono pietre di silice, a forma di cono, lavorate su entrambi i lati che finiscono a punta. Qui a Monteroduni potrebbero risalire a 400mila anni fa. «Aspettiamo le datazioni radiometriche - precisa Ursula Thun Hohenstein - ma di certo si tratta di un giacimento più giovane rispetto ad Isernia». Duecentomila anni di differenza. Si inizia al mattino ben presto a lavorare nel podere tra gli ulivi di proprietà di una signora del posto che, per prima, rimuovendo la terra, trovò per caso il primo reperto. La voce arrivò fino al Cerp e da lì iniziarono gli scavi. Ora sono arrivati fino a un metro e mezzo dal piano campagna ma, secondo l'assistente del professor Peretto che da anni segue i lavori a Isernia, ci potrebbe essere un secondo livello di frequentazione. Per scavare però occorrono fondi. I siti dove tuttora vengono periodicamente ripresi gli scavi in provincia sono pochi e, in gran parte, il lavoro continua in autofinanziamento. Monteroduni, per esempio, è un territorio ricco. A trecento metri in linea d'aria da Guado San Nicola, in località Paradiso, è stato scoperto un abitato dell'età del bronzo. Gli scavi sono fermi. Così come nei pressi del campo sportivo dove sono stati ritrovati resti di una villa di epoca romana. E poi c'è Macchia d'Isernia dove gli studiosi dell'Unimol avevano rinvenuto delle sepolture. Oggi è tutto ricoperto da una folta vegetazione. A Isernia, invece, una piccola parte del museo paleolitico sarà inaugurata ad ottobre. I lavori sono ripresi di recente dopo tanto tempo. I circa 11mila reperti che erano stati, in parte, trasferiti al museo di Santa Maria delle Monache, stanno tornando indietro dove tutto sarà riposizionato. Roberta Muzio