Altro che piccola fiammiferaia di Andersen! A morire di freddo, in questo rigido inverno, è nientemeno che l'italiano. Questa, almeno, l'opinione del presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. Sull'edizione odierna di Italia Oggi (in particolare sulla pagina ComunicAteneo curata settimanalmente da Igor Righetti), Sabatini è categorico: «Consiglio al ministro Moratti di recuperare quella quarta "i" che è stata dimenticata nel famoso slogan "inglese, informatica, impresa"». Quella «i» di italiano, appunto, che (sono sempre parole di Sabatini) sarebbe stata di fatto esclusa da ogni possibile progetto di sviluppo e «lasciata fuori a morire dal freddo». Niente male come critica alla gestione ministeriale della nostra lingua, soprattutto se a farla è Sabatini (insignito proprio ieri dal presidente Ciompi del titolo di Cavaliere di Gran Croce) nonché autore con Vittorio Coletti del dizionario Rizzoli-Larousse. Non si tratterebbe comunque di una critica politica visto che, per il professore, l'ipotetico filo che dovrebbe salvare l'italiano «si era spezzato già ai tempi del ministro Berlinguer». Più realismo, meno utopie, più attenzione al funzionamento della lingua comune: questa la cura per l'italiano modello-Sabatini. Ma l'attacco del professore alla gestione appare a più largo raggio. Arrivando a toccare in primo luogo l'Università: «Potrebbe fare molto, ma in realtà fa molto poco». E questo «nonostante da alcuni anni si siano sviluppate le discipline della linguistica» che non hanno però ancora ottenuto «lo spazio che dovrebbero avere». Sotto la scure di Sabatini finiscono poi anche quelle facoltà (come Giurisprudenza e Scienze politiche) legate a professioni dove l'italiano è fondamentale ma dove lo stesso italiano non viene adeguatamente insegnato. E con loro, quelle della comunicazione «dove si fanno sempre tante chiacchiere attorno alla comunicazione ma poco o nulla che riguardi l'uso della lingua». Oltre a giornalisti e professionisti dell'informazione in genere. Le ragioni? «Ci sottopongono a un bombardamento di lingua spesso impropria e inadeguata». Per salvare (e non soltanto dal freddo) l'italiano urge in primo luogo «dotarsi di una preparazione, di una sensibilità particolare verso gli usi della lingua». E questo, conclude il direttore dell'Accademia della Crusca, «non vuol dire purismo a tutti i costi», ma «capacità di usare la lingua in maniera flessibile e adeguata agli scopi».
Sabatini: Il ministro lascia morire l'italiano
Il presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, ha scritto un articolo in cui critica la gestione ministeriale della lingua italiana. Egli sostiene che la quarta "i" è stata dimenticata nel famoso slogan "inglese, informatica, impresa" e che ciò ha portato a una perdita di utilizzo della lingua italiana. Sabatini critica anche l'Università per non aver dato sufficiente spazio alle discipline della linguistica e per non aver insegnato adeguatamente l'italiano nelle facoltà legate a professioni dove la lingua è fondamentale. Inoltre, egli sostiene che i professionisti dell'informazione non utilizzano la lingua italiana in modo adeguato.
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