Anche le dottrine più profonde e autorevoli conoscono uno sviluppo intellettuale. Così, complice il drammatico approfondirsi della crisi economica, anche il dogma tremontiano per cui «la cultura non si mangia», si arricchisce di un sottile corollario: «mangiamoci la cultura». Il paralogismo è solo apparente, ed è comunque messo in ombra dalla brillante ricaduta pratica della dottrina così perfezionata. È lì a testimioniarlo la geniale idea del sindaco di Agrigento, Marco Zambuto (UDC, ex PDL, ex UDC, se non mi sono perso nel turbine trasformista di questo giovane politico siciliano): vendere, possibilmente battendolo all'asta da Sotheby's Londra, il 'brand' della Valle dei Templi. In pratica, il sindaco spera che qualche colosso come Mac Donald's, General Electric o Microsoft lo inondi di quattrini per aggiudicarsi per decenni la proprietà esclusiva del marchio "Valle dei Templi". E perché mai una multinazionale dovrebbe essere interessata ad accollarsi la supplenza dello Stato in un sito in cui c'è solo da spendere? Ma perché lascia intravvedere il sindaco si potrebbe ricostruire il Tempio di Giove, e quindi creare il primo parco a tema archeologico del mondo: e giocando con le antichità vere! E non importa se la Valle dei Templi ha un valore morale non privatizzabile, perché difeso dalla Costituzione: ormai conta solo la Costituzione materiale, quella in cui la dottrina Tremonti figura tra i principi fondamentali. Allo stesso modo, se domani una parrocchia dovesse rifare la facciata della chiesa, potrebbe vendere il 'brand' dell'Ave Maria, o se una scuola non avesse i soldi per la cancelleria potrebbe mettere all'asta il 'brand' del Risorgimento, e una Facoltà di Scienze quello della fotosintesi. Ma mi raccomando: chiamatela 'dottrina Tremonti'. Perché 'prostituzione', in effetti, suona molto peggio.