Una cinquantina di tombe volsche nella terra dei vini Casale del Giglio Presto un museo archeologico nell'antica Satricum C'è qualcosa di magico, sotto i vigneti del Petit Verdot. I resti di un'antica civiltà che pietra dopo pietra, faticosamente, stanno tornando alla luce a Le Ferriere, lungo il fiume Astura. Tanto che oramai sembra davvero vicina l'attesa (da quattro anni) inaugurazione del museo archeologico riservato al tempio, all'acropoli, all'antica via sacra che giungeva fino a Satricum. Parliamo di una delle antiche città latine (i primi insediamenti risalgono al IX secolo a. C.) i cui resti sono stati scoperti, la prima volta, addirittura nel 1886. Anche se poi, in questo borgo a metà strada tra Latina e Nettuno, è stata un'equipe olandese a fare sensazionali scoperte. In trent'anni di scavi gestiti dall'Università di Amsterdam sotto la direzione di Marijke Gnade, gli archeologi hanno ricostruito vita, ambienti e abitudini della gente di Satricum. «Vogliamo aprire il museo il prima possibile, stiamo cercando di risolvere diversi problemi (le infiltrazioni d'acqua soprattutto) - afferma l'assessore alla cultura di Latina Mario Mellacina - lo dobbiamo all'impegno e alla dedizione dei ricercatori». Un ruolo ondamentale lo ha avuto Antonio Santarelli, patron di Casale del Giglio, azienda vinicola pluripremiata, famosa per il suo Mater Matuta (dea della fertilità a cui era dedicato proprio il tempio di Satricum) e lo Shiraz. «Ha messo a disposizione una parte considerevole della sua tenuta per far proseguire le ricerche», racconta l'assessore Mellacina. Perché sotto i filari del Petit Verdot (vino straordinario, colore rubino violaceo e profumo intenso di piccoli frutti rossi), è stata fatta una scoperta eccezionale. «Una cinquantina di tombe volsche molto ben curate - spiega la professoressa Gnade -. Pensiamo che la necropoli possa essere molto più estesa, li sotto i vigneti». Per continuare gli scavi infatti è già stato necessario sacrificare un ettaro dei sette che inizialmente ospitavano i filari di Petit Verdot. «Ma non vogliamo parlare di perdite, per carità - dice Santarelli - Questa è un'operazione che darà lustro e prestigio a tutto il borgo. Crediamo fortemente nel recupero di quest'area, vogliamo che venga valorizzata, che la gente venga a scoprirla. Non staremo certo a contare cosa abbiamo perso». A una manciata di chilometri da qui c'è la casa del martirio di Santa Maria Goretti, l'obiettivo è quello di allargare il progetto con itinerari turistici che sappiano coniugare il richiamo enogastronomico con quello religioso. L'inestimabile patrimonio archeologico di Satricum poi farà il resto.