Rischio paralisi per numerose aree del patrimonio archeologico italiano, tra le quali il territorio di Roma-Ostia, il più importante al mondo. Il ministero dei Beni culturali ha infatti annunciato l'assenza di fondi per le attività di tutela e controllo di reperti, cantieri e monumenti. A questo si aggiungerà il mancato rimborso delle spese relative ai mezzi di trasporto, anticipate ogni mese dal personale della sovrintendenza. Un servizio mantenuto a spese del personale stesso, in attesa di vedersi restituire i fondi. Dal 5 aprile però il ministero ha interrotto i pagamenti, fino ad annunciare lo stop definitivo. Con una circolare ministeriale si era già ridotto il rimborso al costo di un biglietto di mezzi pubblici: peccato che questi si erano rivelati inutili, dato che non interessavano le aree archeologiche. Gli addetti (centinaia in tutta Italia, di cui 80 solo a Roma) hanno evidenziato i rischi derivanti dalla cancellazione dei fondi: "A seguito di minori entrate sarà possibile ridurre orari di visita e giorni di apertura dei siti, ma la fine delle attività di controllo potrebbe portare seri danni ai reperti". A causa dello stop ai rimborsi, il personale interromperà così le attività di vigilanza.
Beni culturali, se vuoi fare ispezioni paghi di tasca tua
Rischio paralisi per numerose aree del patrimonio archeologico italiano, tra le quali il territorio di Roma-Ostia, il più importante al mondo. Il ministero dei Beni culturali ha infatti annunciato l'assenza di fondi per le attività di tutela e controllo di reperti, cantieri e monumenti. A questo si aggiungerà il mancato rimborso delle spese relative ai mezzi di trasporto, anticipate ogni mese dal personale della sovrintendenza. Un servizio mantenuto a spese del personale stesso, in attesa di vedersi restituire i fondi. Dal 5 aprile però il ministero ha interrotto i pagamenti, fino ad annunciare lo stop definitivo. Con una circolare ministeriale si era già ridotto il rimborso al costo di un biglietto di mezzi pubblici: peccato che questi si erano rivelati inutili, dato che non interessavano le aree archeologiche. Gli addetti (centinaia in tutta Italia, di cui 80 solo a Roma) hanno evidenziato i rischi derivanti dalla cancellazione dei fondi: "A seguito di minori entrate sarà possibile ridurre orari di visita e giorni di apertura dei siti, ma la fine delle attività di controllo potrebbe portare seri danni ai reperti". A causa dello stop ai rimborsi, il personale interromperà così le attività di vigilanza.
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