AFFITTARE IL BRAND DEL SITO ARCHEOLOGICO SICILIANO A MULTINAZIONALI E GRIFFE DI MODA PER FINANZIARNE LA GESTIONE E I RESTAURI. E LA PROPOSTA DEL SINDACO DI AGRIGENTO, MARCO ZAMBUTO, PER «VALORIZZARE IL TERRITORIO E AVERE UN GUADAGNO ECONOMICO». PUÒ FUNZIONARE? "Capisco la buonafede del primo cittadino che si trova costretto dai continui tagli e dallo sperpero di risorse a fare cassa in qualsiasi modo. Detto questo, sono decisamente contrario. Il nostro patrimonio artistico», afferma Tomaso Montanari, docente di Storia dell'arte moderna all'Università Federico II di Napoli e autore del pamphlet A chi serve Michelangelo? (Einaudi), «è tutelato dalla Costituzione che assegna allo Stato il compito di custodirlo per favorire la crescita culturale dei cittadini. È paradossale che proprio lo Stato ammetta di non poter salvaguardare la propria identità nazionale. Di recente, c'è stato persino un deputato, Domenico Scilipoti, che per fare quattrini ha proposto di concedere in noleggio ai privati le opere custodite nei musei». «Ecco, vendere il brand di un monumento», prosegue Montanari, «è esattamente la stessa cosa. Quale parrocchia, ad esempio, metterebbe all'asta il «marchio" dell'Ave Maria per finanziare il restauro della facciata della propria chiesa?». «La Valle dei Templi», conclude, «ha un valore morale, oltre che storico e artistico, e appartiene alla comunità. I privati possono collaborare alla gestione del patrimonio artistico ma non possono supplire totalmente al ruolo dello Stato». "Una proposta strampalata e velleitaria, generata dalla solita hybris siciliana. Quale azienda», afferma Philippe Daverio, critico d'arte e conduttore di Passepartout su Raitre, «si comprerebbe il brand della Valle dei Templi? Per fare cosa: vestiti, cosmetici, souvenir? E poi, non credo affatto che dall'eventuale introito ricavato dalla vendita del logo si possa "mettere a posto" il sito archeologico. A meno che il sindaco non pensi di smantellare tutte le case abusive che sono state costruite in questi anni». «Il problema è serio», prosegue il critico, «ma proposte simili evidenziano una triste realtà: a livello di istituzioni, non siamo più in grado di gestire il patrimonio artistico. Per questo dovremmo chiedere aiuto all'Unione Europea e agli organismi internazionali e creare un comitato mondiale ad hoc che ci venga in soccorso. I monumenti, infatti, non sono certo degli italiani, ma appartengono alla cultura occidentale e In virtù di questo dobbiamo e possiamo chiedere aiuto». «E' curioso», spiega Daverio, «che nei primi cinquant'anni della nostra storia unitaria si pensava che i beni culturali servissero a formare la coscienza dei cittadini. Adesso, invece, pensiamo che il patrimonio debba essere mantenuto soltanto per alimentare l'industria del turismo e permettere al sistema Paese di non fallire del tutto. Siamo passati da educatori a barboni in mezzo secolo. Come possiamo pensare di potercela fare da soli?».
Valle dei Templi vendesi?
Il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha proposto di affittare il brand del sito archeologico della Valle dei Templi a multinazionali e aziende di moda per finanziare la sua gestione e i restauri. Tomaso Montanari, docente di Storia dell'arte moderna, è contrario alla proposta, affermando che il patrimonio artistico è tutelato dalla Costituzione e che lo Stato ha il compito di custodirlo. Philippe Daverio, critico d'arte, concorda con Montanari, affermando che la proposta è strampalata e che il brand della Valle dei Templi non si venderebbe a nessuna azienda.
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