Ma perché, in Italia, si dovrebbero costruire nuove case in zone ancora non sfruttate, secondo logiche di sviluppo da Terzo Mondo? Se è vero che esistono 50 milioni di edifici abitabili per 60 milioni di abitanti, il problema non ha alcun interesse nazionale. Semmai, va riqualificato l'esistente; gli effetti del terremoto dell'Aquila sono stati ingigantiti dalla mediocre resistenza offerta dall'edilizia degli ultimi cinquant'anni. Si è costruito tanto, in maniera scadente, in terreni spesso inadatti. In Italia, L'Aquila è la regola, non l'eccezione. Si è costruito così perché era il modo più facile di fare soldi. È la speculazione edilizia: basta un imprenditore edile pronto a tutto, amministratori pubblici compiacenti, e l'affare è fatto. La speculazione, come sappiamo, ha sfregiato irreparabilmente l'Italia. Si è detto che era il prezzo da pagare allo sviluppo economico, il maggiore mai conosciuto dall'Italia. Ora l'Italia non è più povera, ma si vorrebbe continuare a costruire nello stesso modo di quando lo era. Possibile che la politica non sia in grado di promuovere un modello alternativo di edilizia, che punti a rimediare ai danni compiuti nei decenni precedenti, invece di aggravarli? Tutte le nostre città sono piene di vecchi complessi inutilizzati, periferie disastrate, zone industriali in disarmo. Perché non concepire l'edilizia di recupero come l'unica d'interesse realmente comune? Semplice: perché ai costruttori rende meno. E finché continueranno a foraggiare la politica, saranno i loro interessi a essere considerati i nostri, non viceversa.
Basta costruire, meglio recuperare
In Italia, si stanno costruendo nuove case in zone non ancora sfruttate, seguendo logiche di sviluppo da Terzo Mondo. Tuttavia, il problema non è di costruire nuove case, ma di riqualificare l'esistente. L'edilizia degli ultimi cinquant'anni è stata costruita in maniera scadente, spesso in terreni inadatti. La speculazione edilizia è stata un fattore importante nella creazione di problemi urbanistici. La politica non sembra essere in grado di promuovere un modello alternativo di edilizia che punti a rimediare ai danni compiuti nei decenni precedenti. Le città italiane sono piene di vecchi complessi inutilizzati e periferie disastrate.
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