Si chiuderà con un disavanzo compreso tra i 3,5 e i 3,9 milioni di euro il bilancio consuntivo 2004 della Fondazione Arena. Un passivo che va a sommarsi a quelli degli ultimi anni: 1,6 milioni di euro di perdita nel 2002; 2,9 milioni di euro di deficit nel 2003. In totale, il disavanzo che si sta sommando viaggia tra gli 8 e gli 8,5 milioni di euro. Un passivo importante, che però a livello nazionale non è assolutamente tra i peggiori e questo la dice lunga sulla situazione finanziaria delle Fondazioni liriche. Anche perché i soci privati sono sempre meno invogliati, dalla legge, a versare contributi. Per esempio, per il 2004 la Fondazione Cariverona ha versato 1 milione di euro rispetto al milione 600 mila euro del passato; il Banco Popolare ha ridotto ancora di più, versando mezzo milione di euro rispetto alla quota originaria; la Camera di commercio ha dato la disponibilità per 1 milione di euro, promettendo che, forse, darà anche gli altri 600 mila euro, ma dipenderà dai risultati. Sovrintendente Orazi, lo stesso ministero ora dice che la legge sulle Fondazioni che doveva vedere il ruolo attivo dei privati è un fallimento. Ma senza privati sta in piedi la lirica? «Assolutamente no. La Fondazione, senza l'apporto dei privati, non ci sarebbe. Io da anni sto sostenendo in tutte le sedi che questa legge serve per celebrare un funerale di terza classe per la lirica e le Fondazioni. Sono quindi d'accordo con il direttore generale Nastasi: è fallita. Dobbiamo attrarre i fondi dei privati garantendo la defiscalizzazione dei contributi (che ora non sono detraibili), una visibilità e una partecipazione alla governance. E così, mentre lo Stato ha voluto ridurre il proprio ruolo, non ha dato un ruolo da protagonisti ai privati e siamo rimasti a meta con un provvedimento transitorio, tampone. Non resta altro che l'autoriforma». Vale a dire? «Le Fondazioni devono autoriformarsi: questa è la parola d'ordine tra noi sovrintendenti. Come? Prendendo in mano le questioni centrali come la riduzione dei cachet, l'abbattimento dei costi per gli allestimenti, la detassazione dei contributi anche per le persone fisiche, l'aumento dei contributi pubblici attraverso il Lotto. E dal 2006 chiediamo l'eliminazione dell'Irap». E i contratti? «Che costino troppo lo dice anche il ministero. Però il Governo era lì quando venivano firmati, no?». Chiudete con un deficit importante... «Ma noi abbiamo voluto anticipare da tempo alla città questo stato di crisi che secondo noi può essere governata e risolta. Abbiamo un passivo, ma non abbiamo esposizioni bancarie come certe Fondazioni. E tra le cinque che il ministro Urbani potrebbe commissariare, Verona non c'è».