LUCCA. Ci sono voluti 17 anni e mezzo e una lunga trattativa per recuperare il pannello centrale raffigurante la «Vergine con Bambino» del Trittico di S. Agostino opera di inestimabile valore risalente al XV secolo e attribuita a Matteo Di Giovanni. Un lavoro di «intelligence» dei carabinieri - dal nucleo di tutela patrimonio artistico ai militari della Compagnia di Cortile degli Svizzeri e della stazione di Ponte a Moriano - che operano «sotto traccia» proprio come se avessero a che fare con un sequestro di persona. Perchè c'è il rischio che l'opera d'arte possa andar perduta per sempre: distrutta dal possessore per paura delle conseguenze di natura penale legate alla detenzione e all'acquisto. LA STORIA Il Trittico viene trafugato la notte del 17 marzo 1994 dalla chiesa della Propositura di Santa Maria delle Grazie ad Anghiari (Arezzo). All'epoca nei luoghi di culto non sempre venivano installati sistemi antifurto e i professionisti del crimine, approfittando dell'assenza del custode-parroco, don Marco Salvi, forzano una porta laterale e una volta all'interno - oltre al capolavoro di Matteo di Giovanni (conosciuto anche come Matteo da Siena) - rubano anche un quadro, due ritratti e mobili di sacrestia risalenti al Seicento. Parte della refurtiva viene recuperata, ma del Trittico di S. Agostino comprendente al centro la Vergine con il bambino e ai lati angeli e santi non si hanno più notizie. LA SVOLTA Intuito, tenacia e un po' di fortuna. Gli ingredienti per riuscire a portare a casa un risultato importante e prestigioso come il ritrovamento di un dipinto del Quattrocento, inventariato e che non ha un prezzo sul mercato. La svolta avviene all'improvviso. In seguito a una serie di perquisizioni in ville e abitazioni della Lucchesia e delle province limitrofe. Interventi volti al recupero di refurtiva rubata soprattutto in chiese, palazzi e monasteri. C'è il sentore che da qualche parte possa trovarsi un oggetto dal valore inestimabile. E così è. Il detentore del pannello centrale del Trittico, probabilmente comprato clandestinamente anni addietro da un ricettatore per una cifra superiore al miliardo del vecchio conio, si sente il fiato su collo degli investigatori. Dal poco che trapela dagli inquirenti lui non abita in Lucchesia. Ma ad avvicinarlo è un conoscente - forse anche lui esperto d'arte che sa della Vergine con il Bambino - che vive in provincia. Sa che il possessore dell'opera d'arte vuol disfarsene. Gettandola via, bruciandola o rendendola irriconoscibile per evitare l'arresto. A quel punto nasce il contatto tra l'appassionato d'antiquariato, che conosce il detentore del pannello centrale del Trittico, e i carabinieri che sono già molto vicini alla scoperta della verità. IL RITROVAMENTO Si sviluppa nel giro di qualche settimana una sorta di trattativa per «liberare» la Vergine e riconsegnarla alla comunità. E alla fine il dipinto viene lasciato - coperto da un lenzuolo - appoggiato ad una parete esterna della chiesa di Vinchiana nel Morianese. A recuperarlo, dopo una telefonata anonima, i militari della stazione di Ponte a Moriano diretti dal maresciallo Franco Coppi. È lui che avverte il parroco-custode della chiesa di Anghiari, don Marco Salvi. «Quando mi hanno chiamato pensavo a uno scherzo. - dice il sacerdote - Avevo perso le speranze di recuperare i pannelli oggetto di culto. I carabinieri invece hanno avuto più fede di quanta ne ho avuta io e con la loro cocciutaggine sono riusciti nell'impresa». Soddisfazione anche da parte della dottoressa Antonia D'Aniello della soprintendenza ai beni culturali di Lucca e Massa Carrara.