L'ammissione dell'ex direttore regionale dei beni culturali Di Paola: «Ma non li ho accontentati del tutto, pretendendo un'opera temporanea» Il ponte collegherà il canal grande fra le vie Trento e Cassa di risparmio Le carte vengono al pettine, ed è adesso, a gara conclusa per l'affidamento dei lavori, che dilaga il poderoso dubbio degli esperti se sia o meno il caso di ridisegnare il canale del Ponterosso con una passerella che agevoli il flusso pedonale. Tutto riporta a quel "sì" originario, per di più condizionato e a tempo, firmato dall'allora direttore regionale dei Beni culturali, Roberto Di Paola, che prima di lasciare palazzo Economo nel febbraio 2010 si era trovato discutere energicamente di molte cose importanti, dal Porto vecchio (progetto Greensisam più volte bocciato), a piazza Libertà, da palazzo Carciotti al famoso ponte. Oggi schiere di architetti dicono invece "no", senza condizioni. E lui, Di Paola, ormai rientrato a Roma, che cosa risponde e come spiega un «sì, ma» per un luogo già definito «sacra cartolina della città»? Architetto Di Paola, si parla molto di questo ponte, di questo suo parere. Ah, se ne parla ancora? Non molto bene. Il mio parere favorevole era per una passerella temporanea. L'assetto di quel luogo è stato soprattutto variato in precedenza dall'interramento davanti alla chiesa. Brutto lavoro. Il canale ha il nodo irrisolto di un lavoro mal fatto. Bisognerebbe tornare indietro. Però con questi chiari di luna... Ma come si fa a consentire un ponte «temporaneo»? Dare un assenso definitivo non mi pareva opportuno. C'erano state forti insistenze da parte del Comune per una soluzione definitiva. Io ho ceduto solo un pochino, ma ho messo il vincolo della temporaneità. Che cosa l'ha convinta, seppure a metà? Il collegamento tra le due sponde, la prosecuzione di un percorso pedonale, il ricollegare due tronconi di città, la cucitura. Le motivazioni erano così appropriate e ragionevoli, con basi di riflessione anche sociali fondate. Era bene rivitalizzare la parte di città al di là del canale, dove c'è la chiesa evangelica ma ci sono anche negozi cinesi, e dove si vede il sonno di tre-quattro isolati, peraltro pregevoli, che dura da quando ha smesso le sue funzioni il Porto vecchio. E però parere temporaneo. Sì, cinque anni ma, bisogna ricordare, rinnovabili. Rinnovabili? Lo sa che qualcuno dice... Lo immagino: che in Italia non c'è nulla di più definitivo di una cosa temporanea. Appunto. In più costa. Quant'è il costo? 800 mila euro? Certo non sono bricioline. Ma è anche giusto che il mutamento sia sottoposto al giudizio della gente, che ci sia una progressione nelle decisioni. Un processo per così dire democratico delle valutazioni. Il ponte può durare 5 anni, ma anche 6, o 10, o 15... 0 quello che sarà. Se con 800 mila euro si valorizza un patrimonio della città che è in abbandono, non mi pare poca cosa. Va sempre anche considerato il rapporto costi-benefici. In quell'area verso la stazione c'è un patrimonio edilizio svalutato, molte case sono vuote. Se rivive, contestualmente alla rinascita di Porto vecchio, è un valore per tutta la città. E se invece non piace? Se non attecchisce, si può togliere, e certamente si saranno buttati un po' di soldi. Il parapetto è in vetro, richiama quello del ponte veneziano di Calatrava che scontenta molti e crea problemi. Ma a me il ponte di Calatrava pare un'opera pregevole. Gli uffici tecnici del Comune si erano molto impegnati per il progetto, che è un buon prodotto, ma forse ancora troppo strutturato rispetto a quello che io avevo chiesto. Avevo chiesto una semplice passerella, con quattro viti, due da una parte e due dall'altra. È una passerella, senz'arco. L'architetto Monti allora giudicò che una "sellatura" sarebbe risultata elemento troppo esterno al sito di Ponterosso. E io ho condiviso il suo parere. Ma il vetro poi sarà sempre sporco, o anche di facile lordatura, non crede? Io non credo, il vetro è solo sulle pareti laterali, è cosa leggera, e infatti meno si vede e meglio è. Non l'ha mai turbata dunque il timore di modificare «la cartolina» di Ponterosso? Ma non bisogna nemmeno aver paura di trovare soluzioni. Oculate, ma attente ad argomenti anche più importanti. Ho accettato una proposta, ho accettato l'innesto, per salvare una parte della pianta urbana. A me pare che valga la pena di provare. La giunta Dipiazza, nel suo primo periodo, aveva fatto molte proposte, e messo mano a problemi storici, come il traffico su piazza Libertà. Francamente, pur di risolvere un simile orrore non bisognava aver paura di buttare giù un albero... Lei dunque rifirmerebbe. Tutti i pareri che ho dato li ho dati con convinzione. E il tempo, a Trieste e altrove, mi ha sempre dato ragione