Si scendono 20 gradini e si resta senza fiato. Allineate in ordine sparso una sessantina di statue. Un ermafrodito ricomposto, il bassorilievo di un sarcofago, un gigantesco Esculapio, un Apollo con la testa staccata, due leoni appena rientrati da un prestito museale. Opere salvate in extremis, più volte oggetto di danneggiamenti e mutilazioni. Mostrarle sarà anche una forma di risarcimento, una passerella meritata, sia pure a un secolo di distanza. Una visita ai tesori nascosti nei depositi dove sono custoditi «i numeri 1», i capolavori conservati nei magazzini al riparo dei vandali e delle intemperie. Sarà possibile già dal prossimo anno al Museo Canonica. Il vecchio tritone della fontana del Moro Articolo all'Interno I capolavori di Roma nascosti nella fortezza Sarà aperto il deposito del Museo Canonica, nel cuore di Villa Borghese. Ovvero della «fortezzuola» dove è conservato anche il mascherone originale della fontana del Moro, dal quale è stata tratta la copia danneggiata sabato scorso da un vandalo a piazza Navona. E la statua del portatore di frutta attribuita a Gian Lorenzo Bernini. E il vecchio tritone realizzato da Taddeo Landini su progetto del Della Porta, quello che lo scultore Luigi Amici non volle mai riprodurre forse perché tecnicamente non all'altezza. E' questo uno dei «capolavori da sottosuolo» sin dal 1874, quando gli amministratori capitolini di allora decisero di sottrarlo all'antico rito dei furti e degli atti vandalici. E' uno dei pezzi pregiati del deposito e il restauro gli ha restituito interamente la sua bellezza. L'acqua corrodendo il marmo ha continuato con gli anni il lavoro dell'artista accrescendone il fascino. La parola d'ordine ora è «guerra ai depositi polverosi». Tradotta vuol dire che la sovrintendenza ai Beni culturali di Roma è pronta a disvelare «i gioielli» autentici conosciuti finora solo attraverso le loro copie. Come sarebbero state le fontane di Piazza Navona con i loro tritoni, i loro delfmi e i loro mascheroni originali? Ecco una delle domande alle quali ora si potrà rispondere. «Stiamo pensando a pannelli didattici e fotografie - anticipa Alberta Campitelli dirigente della sovrintendenza - il maquillage sulle statue verrà ultimato a metà ottobre. Da quel momento potremo allestire i locali e realizzare un percorso museale». Il problema dei finanziamenti - tanto per cambiare - è reale. Ma insieme alla penuria di fondi questa volta sembra esserci anche la volontà di andare fino in fondo. La scelta di mettere in vetrina «l'argenteria buona» alla fine potrebbe risultare vincente. Negli anni il tema della conservazione si è riproposto continuamente. Il caso più noto è quello dell'imperatore Marc'Aurelio a cavallo sostituito da una copia in piazza del Campidoglio e ricollocato nel Giardino d'inverno progettato da Aymonino. Ma Roma è piena di tesori nascosti. «Stiamo cercando di mettere ordine ma è tale la quantità di reperti che non è facile - ammette il sovrintendente ai Beni culturali Umberto Broccoli - Si tratta di resuscitare pezzi rimasti per anni in una sorta di dormitorio. Le casse sono piene di oggetti di scavo degli anni Trenta. Da Palazzo Braschi dove sono conservati i frammenti degli antichi interventi urbanistici, alla Marmorata a Sant'Anselmo, sotto l'Aventino, dove sono state collocati i resti degli sventramenti e delle spogliazioni». La vecchia idea, ripresa anche da uno dei progetti di Millenium, è sempre stata quella di realizzare il Museo della città. Un luogo moderno, dotato delle attrezzature più innovative, per esporre il grande patrimonio nascosto. Ma servono fondi. E l'intervento dei privati prospettato ogni volta è rimasto sempre e soltanto sulla carta. I Grottoni del Campidoglio, l'Antiquarium del Celio, i magazzini del Teatro Marcello. La città antica è piena di piccoli e grandi caveau strapieni di sculture, colonne, mosaici, maschere, teste, busti, protetti e tutelati ma non visibili. Ricoverarli li ha messi al riparo ma al tempo stesso li ha sepolti vivi. «Esporli e metterli sotto vetro? Non mi sembra l'idea migliore - è la tesi della Campitelli - l'artista li ha pensati in circostanze e prospettive particolari di luce e colori». E la moltiplicazione di statue mutilate, dita e piedi mozzati, teste tagliate? «Se manca una testa noi non possiamo riprodurla, sarebbe un falso». Oltretutto non sempre è possibile eseguire dei calchi in magazzino data la fragilità delle sculture e gli alti costi richiesti dall'operazione. «Scavare di meno ma impegnarsi a scavare nei materiali di scavo», suggerisce, con un gioco di parole, Broccoli. Vuol dire cercare nei "giacimenti d'arte» di cui Roma è ricchissima ciò che ci si ostina a cercare (e lasciare) sottoterra. «Molti reperti conservati nei magazzini potrebbero essere utilizzati per l'arredo urbano - propone ancora Broccoli-. Lasciare queste opere nei depositi non ha senso. proprio in questi giorni il Comune di Roma ha donato alla Fao un antico sarcofago romano che raffigura una scena agricola. Un altro esempio sono le due colonne utilizzate per il monumento posto in ricordo dell'attentato alle Torri gemelle l'11 settembre del 2001. Giacevano in un magazzino, ora tutti posso vederle e apprezzarrle».
Roma. I capolavori nascosti a Villa Borghese
Il Museo Canonica di Roma apre il deposito dei tesori nascosti, tra cui opere d'arte danneggiate o mutilate. Tra i pezzi esposti, un ermafrodito, un sarcofago, un Apollo con la testa staccata e due leoni. Le opere sono state salvate in extremis e mostrate come un forma di risarcimento. Il deposito è stato aperto nel cuore di Villa Borghese e sarà possibile visitarlo già dal prossimo anno. La sovrintendenza ai Beni culturali di Roma ha deciso di mettere in vetrina l'argenteria buona e di realizzare un percorso museale. Il problema dei finanziamenti è reale, ma sembra esserci anche la volontà di andare fino in fondo.
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