Si avvicina il 15 settembre, giorno in cui il Piano della Regione diventerà operativo. Si comincia con i piccoli ampliamenti fino al 20. E mentre i lavoratori dell'edilizia sognano il rilancio del settore, ambientalisti (e non solo) rilanciano l'allarme speculazioni. A rischio, secondo Legambiente, le aree più belle del nostro territorio. Crescono intanto i sospetti sull'attentato incendiario di qualche giorno fa al Parco del Circeo. Zaratti (Sel): "Forse intimidazione contro l'impegno del Parco per fermare l'applicazione del Piano Casa" Il conto alla rovescia è iniziato. A partire dal 15 settembre potranno essere presentate le prime richieste per piccoli ampliamenti edilizi fino al 20, autorizzati dal Piano Casa della Regione Lazio. Per gli interventi più grandi le danze si apriranno invece cinque mesi più tardi, a febbraio. E mentre le imprese edili della zona si sfregano le mani nella prospettiva di un rilancio del settore, l'opposizione e le associazioni ambientaliste storcono il naso di fronte a quello che definiscono un "condono mascherato". L'iter di approvazione della legge regionale n. 10 del 2011 è stato lungo e fitto di ostacoli. Che sono stati infine abilmente superati nei primi giorni di agosto, quando la maggioranza di centrodestra ha deciso di presentarsi in Consiglio prima della pausa estiva con un unico "maxi-subemendamento" che, riscrivendo tutti gli articoli della legge, ha fatto decadere i circa 180 emendamenti presentati dall'opposizione. "Sono stati mesi di duro lavoro", ha spiegato il vice presidente della Regione, Luciano Ciocchetti, uno dei più strenui sostenitori di un provvedimento che a suo dire "offre una risposta concreta alle aspettative delle famiglie, semplifica le procedure amministrative, rilancia l'edilizia, rinnova il patrimonio immobiliare esistente e tutela il territorio attraverso i piani di riqualificazione ambientale". Il tasto del rilancio economico è stato sin dall'inizio quello più convincente. Dati alla mano, è un fatto che l'edilizia è un settore strategico per il Lazio, visto che rappresenta circa il 30 della ricchezza prodotta. Ed è sempre un fatto che questo da anni vive attanagliato da una forte crisi, che colpisce soprattutto le piccole e medie imprese e che il precedente Piano Casa, targato 2009, non è riuscito a debellare. Troppi vincoli e paletti, sostengono gli addetti ai lavori, hanno scoraggiato la realizzazione degli interventi. Per dare una sferzata d'energia al settore ci voleva ben altro: un provvedimento più flessibile e permissivo, che adesso, secondo le prudenti stime del Cresme, potrebbe generare circa 21 mila nuovi posti di lavoro e investimenti per 1,2 miliardi di euro. Solo nell'area romana, secondo il Centro di ricerche per l'edilizia e il territorio, si prevedono circa 1,9 milioni di metri cubi di ampliamenti. Che significano 15mila posti di lavoro e quasi 900 milioni di euro di investimenti. "A quale prezzo?", si domandano però le associazioni ambientaliste. "Il nuovo Piano Casa - denuncia il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati - consentirà di realizzare ampliamenti anche nelle aree protette e vincolate, lungo le fasce dei litorali, in tutte le zone più belle del nostro territorio, che sono poi anche le più appetibili per gli speculatori. Il tutto in deroga a qualsiasi strumento di pianificazione paesistica e alle normative di urbanizzazione. L'impressione è che questo non abbia nulla a che fare con l'esigenza di venire incontro al fabbisogno abitativo delle famiglie più disagiate. Chi non riesce più a pagare l'affitto e non arriva alla fine del mese difficilmente potrà infatti pensare di allargare la propria casa". La nuova versione del Piano Casa Lazio non convince nemmeno l'Inu, l'Istituto nazionale di Urbanistica, che punta il dito contro quelle stesse aperture salutate con entusiasmo dai costruttori: cambi di destinazione d'uso delle aree produttive, demolizioni e ricostruzioni nelle zone storiche, interventi di sostituzione edilizia ed ampliamento nei parchi e nelle aree di pregio. Particolarmente delicata è apparsa sin dall'inizio la partita che riguarda le deroghe per le zone sottoposte a vincoli paesaggistici. Il recente incendio appiccato da ignoti in una delle zone più frequentate del parco nazionale del Circeo ha riacceso le preoccupazioni degli ambientalisti. Secondo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, il fuoco è stato un "gravissimo atto d'intimidazione", che potrebbe nascondere "una reazione, da parte di personaggi che hanno lucrato sullo scempio del territorio, all'ultima circolare dei vertici del parco nazionale del Circeo, nella quale si afferma che il Piano casa della Regione Lazio non si può applicare al territorio del Parco". Solo pochi giorni prima, infatti, il presidente dell'Ente, Gaetano Benedetto, aveva inviato a tutti gli organismi competenti una corposa e circostanziata circolare nella quale, mettendo le mani avanti, ricordava come "le norme di salvaguardia del Parco del Circeo, fissate con norme nazionali, non possono essere scavalcate o modificate con norme regionali". Solo una coincidenza, forse, sulla quale il presidente della Commissione regionale "Sicurezza ed integrazione sociale, lotta alla criminalità", Filiberto Zaratti (Sel), vuole comunque vederci chiaro. A breve verrà dunque convocata un'audizione per accertare se gli attentati incendiari del 2 settembre rientrino o meno nel quadro di una strategia criminale. "Il Parco del Circeo ha ricordato Zaratti è infatti da tempo nel mirino della speculazione e delle attività illecite di organizzazioni criminali che sul ciclo del cemento rafforzano il potere sulle attività produttive economiche nel area del sud pontino. Questi ultimi episodi incendiari potrebbero rientrare nel quadro di una strategia mafiosa tesa a intimidire chi si pronuncia per la tutela dell'area protetta da speculazioni edilizie e, nel caso particolare, contro l'applicazione delle deroghe previste dalla legge regionale sul Piano Casa".