Gennaro Miccio è il soprintendente di Salerno e Avellino, oltre che ad interim della Basilicata (un doppio o triplo incarico quasi nessuno lo evita). Ospita lui i cinquanta e passa soprintendenti autoconvocati, il 9 settembre, sullo stato allarmante delle nostre arti e antichità. Come formazione è ingegnere. "Non siamo una fronda avverte vogliamo confrontarci, fare proposte". Ingegnere, com'è nato questo bisogno di incontrarsi? Da un corso fatto a Roma che ha visto riuniti per la prima volta tutti i dirigenti dei vari settori del ministero. Sentirsi partecipi degli stessi problemi - architetti, archivisti, storici dell'arte, archeologi, amministrativi ci ha spinto a volerci ritrovare e discuterne. Uno dei problemi più urgenti è l'età media e il mancato ricambio. Un 60 per cento dei dirigenti nel 2014 non ci sarà più e questa proiezione vale per tutto il personale. E un altro problema è generazionale: gli uffici sono fatti da vecchi, abbiamo perso tre generazioni di apporti vitali e produttivi, da quasi trent'anni ce la cantiamo e ce la suoniamo, è negativo. L'età media credo sia sui 56-58 anni. A questo ritmo il ministero chiude? A meno che qualcuno voglia davvero chiudere i battenti, e sarebbe una soluzione 'finale', non vorrei che qualcuno pensi di rispondere buttando dentro palate di cooperative. Che mole di lavoro affronta la sua soprintendenza? Copro Salerno e Avellino, più ad interim la Basilicata, ma non si possono tenere uffici simili nello stesso tempo. L'ufficio di Salerno e Avellino tratta 20mila pratiche l'anno, circa 1.500-2000 a testa per ogni funzionario, con un carico di 15 pratiche al giorno a testa. E poi escono leggi che impongono tempi strettissimi... Le pratiche architettoniche, soprattutto quelle sul paesaggio, per trattarle come si deve esigono un tragitto lungo, pericoloso, pieno di insidie, richiedono verifiche, qualche sopralluogo per vedere cosa si tratta (ma non possiamo muoverci ). I 60 giorni di tempo di una volta sarebbero compatibili, avendo i mezzi. In meno... Avere 5 giorni di tempo per trattare una pratica vuol dire che non si vuole che la si tratti. Trovo incredibile come un Comune possa tenere una pratica ferma 2 anni, noi dopo il 26esimo giorno scatta l'ira di Dio. Che sperate da questo incontro? Non vogliamo affatto stilare un cahier de doléance. Vorremmo far registrare che esistiamo, pur essendo l'ultima ruota del carro. Vogliamo un incontro propositivo, discutere noi per primi su come far funzionare certi settori al di là delle procedure lente, fare proposte normative. Non è vero che aspettiamo che pantalone cacci i soldi. Non è un convegno ma un incontro abbastanza a porte chiuse, un raduno per parlarsi. Non siamo una fronda.
Il soprintendente Miccio: non c'è futuro
Il soprintendente di Salerno e Avellino, Gennaro Miccio, ha convocato i 50+ soprintendenti autoconvocati per affrontare lo stato allarmante delle arti e antichità. Miccio, ingegnere, ha spiegato che il bisogno di incontrarsi è nato da un corso a Roma dove tutti i dirigenti dei vari settori del ministero si sono riuniti per discutere problemi comuni. Uno dei problemi più urgenti è l'età media e il mancato ricambio, con un 60% dei dirigenti nel 2014 che non ci sarà più. Un altro problema è generazionale, con gli uffici fatti da vecchi e la perdita di tre generazioni di apporti vitali e produttivi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo