"Prima ci scalavano dal 25 al 35, ora siamo al 20. E compreremo meno libri" Fatta la legge trovato linganno. La "legge Levi", che fissa al 15 per cento il tetto massimo degli sconti che i venditori possono applicare sul prezzo di copertina, è entrata in vigore, ma non a tutti piace. Protestano i consumatori sui blog, Amazon sinventa modi per arginarla mettendo in vendita libri usati al 50 di sconto e le biblioteche si lamentano. In Italia ci sono circa 6 mila biblioteche pubbliche e sono a corto di fondi. Per Stefano Parise, presidente dellAssociazione italiana biblioteche, gli sconti fissati per le biblioteche alla soglia leggermente più larga del 20, non aiutano. Se prima infatti riuscivano ad acquistare a prezzi ben più vantaggiosi, ora si vedranno costrette a ridurre gli acquisti di libri. Per questo lAib ha anche scritto una lettera al presidente della Repubblica e al momento sta aspettando risposta. Ma intanto denuncia pubblicamente i problemi che crea: «La legge è stata fatta per proteggere le librerie indipendenti dalla concorrenza delle grandi catene e di Amazon. Ma le biblioteche che centrano? Noi non siamo concorrenti delle librerie indipendenti. Siamo anche noi mediatori della conoscenza. Per questo penso che dovremmo essere esentati dalle nuove normative». La legge infatti adesso prevede per le biblioteche un tetto di sconto al 20. Prima invece era diverso: «Le biblioteche in genere acquistavano libri con sconti che andavano dal 25 fino a soglie del 35. Di fatto le nuove regole ci penalizzano molto, facendoci pagare per i nostri acquisti dal 5 al 15 in più». Eppure spesso si fa lesempio della Francia, che ha una legge simile. Perché non provare anche in Italia? «Si omette però di far notare che in Francia, dove trentanni fa è stata promulgata la prima legge di questo tipo, anzi con tetti di sconto molto più rigidi al 5, il sistema delle biblioteche è stato poi rifinanziato dallo Stato». Ed è proprio qui il problema, perché nel caso italiano invece mancano politiche analoghe di sostegno pubblico: «Appunto. Le nostre biblioteche subiscono chiaramente gli effetti delle manovre del governo. I tagli ci hanno fortemente penalizzato. E a questa situazione già pesante si aggiunge una legge che di fatto ha leffetto di unaltra manovra finanziaria». E che diminuisce un potere di acquisto, spiega il presidente dellAib, già fortemente ridotto. «Negli ultimi anni si è registrato un calo del 40 negli acquisti, se prima le biblioteche rappresentavano il 5 del fatturato adesso siamo scesi al 3. Le faccio lesempio della Fondazione per Leggere, la rete di biblioteche comunali del sud-ovest di Milano che io dirigo. Le nostre cinquantotto biblioteche nel 2010 hanno speso 477 mila euro allanno (quasi un euro per abitante) e acquistato circa 42mila volumi, con uno sconto medio del 30, ma abbiamo stimato che lanno prossimo avremo una riduzione del potere dacquisto di 45mila euro, il che vuoldire 3.500 volumi in meno. Analogamente, le biblioteche padovane associate dovranno rinunciare a 3.450 libri e i nostri cugini del nord ovest Milano a 3000». A rimetterci secondo molte previsioni saranno proprio le biblioteche più importanti per il territorio. Quelle comunali. Ecco perché: «Perché acquistano soprattutto libri di lettura. Le biblioteche statali invece hanno molte pubblicazioni scientifiche e accademiche, le quali non hanno mai goduto di grossi sconti, dunque il passaggio sarà meno doloroso». Ora si cercano strategie per il futuro. «Stiamo lavorando a una proposta di legge di iniziativa popolare sulla promozione della lettura. Le librerie indipendenti non sono schiacciate solo dagli sconti. Il problema vero è che gli italiani non leggono. Dovrebbero esserci biblioteche di base distribuite in modo omogeneo in tutta lItalia. Di queste cose discuteremo a Matera il 21 ottobre, in occasione del Forum del Libro e della Lettura. Saper leggere significa essere cittadini del mondo».