Piazzetta di San Martino: i preziosi dipinti, della bottega del Ghirlandaio, hanno ritrovato l'antica «tersità» Firenze, nel campo dell'assistenza e del volontariato, ha una tradizione che le fa onore in maniera speciale. Uno dei fiori all'occhiello, assieme alla prima Misericordia d'Italia, è la Congregazione dei Buonomini di San Martino che, fondata nel 1441 da Sant'Antonino, continua ancora oggi a svolgere la sue benemerita funzione caritatevole. Una generosità rivolta, e qui sta la assoluta particolarità della congregazione, ai poveri «vergognosi», cioè alle persone che si vergognano di essere povere, in quanto provenienti da un stato sociale alto o medio-alto. In quegli anni del XV secolo, con la famiglia dei Medici che per consolidare il potere usava stroncare economicamente gli avversari politici, erano numerosi i «poveri vergognosi». Ma anche oggigiorno, pur con il mutamento dei tempi, non mancano affatto le situazioni di più o meno improvviso impoverimento. La storia dei Buonomini è stata illustrata ieri con dovizia di particolari dal Proposto pro tempore Ugo Silli. L'occasione è stata la presentazione del restauro degli affreschi della storica sede in piazzetta San Martino, in pieno centro storico (a due passi da piazza Signoria). Affreschi della bottega del Ghirlandaio e che raffigurano l'attività dei Buonomini, raccontata nel ciclo pittorico dedicato alle «Sette opere della misericordia». Il restauro è stato effettuato da Laura Lucioli sotto la direzione della funzionaria di zona della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Firenze Matilde Simari e col finanziamento dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che ha sempre sostenuto con generosità la Congregazione. La sede dei Buonomini è un vero e proprio scrigno di storia non solo perché è praticamente rimasta inalterata nei secoli (non esistono computer e tutto viene ancora scritto a mano), ma anche perché conserva il prezioso archivio (studiato e riordinato alcuni anni fa da Silvia Cioni) in cui è raccolta tutta la documentazione sull'attività della Congregazione, dalle origini ai giorni nostri, fornendo un inedito e straordinario spaccato della storia della carità a Firenze; patrimonio storico arricchito negli anni dai lasciti di archivi ricevuti dalla Congregazione da parte di antiche famiglie fiorentine. «Il rapporto tra l'Ente Cassa e la Congregazione - ha ricordato il direttore Antonio Gherdovich - ha origini antiche in quanto fu la Cassa di Risparmio ad acquistare e gestire quel Monte dei Pegni che, alla fine del Quattrocento, per disposizione della bolla di Papa Leone X, doveva distribuire i propri benefici tra i poveri vergognosi della città. Dunque ancora oggi noi ci sentiamo fortemente chiamati a proseguire l'opera cominciata allora da sant'Antonino». «Il restauro- ha dichiarato il vicesindaco Dario Nardella - arricchisce un monumento situato nel cuore della Firenze medioevale che ha vissuto il primo grande momento di sviluppo economico, culturale e religioso. Ci auguriamo che, oltre ai visitatori stranieri, siano soprattutto i fiorentini a godere dell'opportunità di rivedere questi affreschi». Perla Soprintendente Cristina Acidini «fra le particolarità che caratterizzano questa insigne Congregazione nella sua lunga storia, vi è quella di aver la sede ornata dalle lunette attribuite alla cerchia del Ghirlandaio. Al di là del valore artistico, il ciclo pittorico, notissimo attraverso riproduzioni nei testi e contesti più vari, é un toccante documento visivo della vita familiare fiorentina del XV secolo, nonché una rara testimonianza dell'attività caritativa nel suo svolgersi. Adesso questi dipinti hanno recuperato la loro tersità. Uso questo termine raro per indicare l'importanza del lavoro svolto». «La Compagnia dei Bonomini di San Martino - ha osservato infine monsignor Timothy Verdon, Direttore dell'Ufficio di Arte Sacra dell'Arcidiocesi di Firenze - nasce dalla sensibilità umana e pastorale di un grande santo, il teologo domenicano diventato arcivescovo di Firenze Antonino Pierozzi. Il patrono della Compagnia, san Martino, aveva similmente soccorso un povero, ma così anche un santo allora 'moderno', Francesco d'Assisi, che - come poi i Buonomini - ebbe compassione per l'imbarazzo di un uomo nato ricco ma caduto nella miseria».