Il sovrintendente De Siena ha annunciato l'esproprio «di Stato»: cauto ottimismo ALTAMURA. Finalmente qualcosa si mosse. È stato accolto con entusiasmo ad Altamura l'annuncio del sovrintendente regionale ai Beni archeologici, Antonio De Siena, alla «Gazzetta», in cui annuncia in tempi rapidi l'avvio delle procedure di esproprio della Cava dei Dinosauri. Sono passati 12 anni dalla scoperta. E, a parte le opportunità mancate, molti temono anche che le impronte possano danneggiarsi (e qualcuna essersi già scheggiata) a causa degli agenti atmosferici. SCOPERTA UNICA AL MONDO -La Valle dei Dinosauri è una delle più grandi scoperte paleontologiche del mondo, circa i giacimenti a impronte. Eppure l'intrico di competenze, di fatto, ha creato una situazione di paralisi. Per cui le impronte non vengono né conservate né valorizzate. L'accesso è ormai libero a tutti perché prima la recinzione è stata divelta, poi il cancello è stato abbattuto e rimosso. Ma si vede ben poco. La maggior parte delle impronte è ricoperta dai detriti portati nella Valle dalle piogge. La paleosuperficie è già sottoposta a vincolo statale dal 2000. 83 MILIONI DI ANNI FA -Le orme risalgono al periodo Cretacico superiore e si collocano nel Santoniano, tra gli 83,5 e gli 85,8 milioni di anni fa La paleosuperficie è costituita da un unico strato di circa 15mila metri quadrati. Vi è impresso un numero enorme di impronte, stimato tra le 25mila e le 30mila Come si impressero le orme? Quando i dinosauri vi passarono c'era terreno paludoso dal fondo fangoso, con tappeti di alghe che hanno permesso di «cristallizzare» l'orma. In molte impronte è visibile anche il ritorno di fango che si è generato quando il dinosauro ha poggiato e poi sollevato la zampa dal suolo. Per queste caratteristiche la Cava e l'Uomo di Altamura sono registrati in una lista preliminare dell'Unesco e possono anche essere candidati a diventare Patrimonio dell'umanità. LA PROPRIETÀ PRIVATA -A parte le orme, però, tutto il resto - la strada per l'accesso e la cava circostante - sono di proprietà privata. Lo stallo si è protratto per troppo tempo per non provocare l'indignazione dei cittadini e l'allarme di geologi e archeologi. E delle scorse settimane la lettera di Archeoblub, Italia Nostra e Sigea Puglia. Contemporaneamente è nata una protesta spontanea dei cittadini, che stanno raccogliendo firme su internet siamo già a circa 1.000 sottoscrizioni. Un unico affiato: «Aprire al mondo questo patrimonio». E un unico sdegno: «Intollerabile e vergognoso che sia passato tutto questo tempo». FACEBOOK -Sul social network si leggono commenti entusiastici per le parole del sovrintendente De Siena, che ha annunciato le procedure di esproprio, da effettuare «entro l'anno», come unica strada percorribile visto che altri tentativi sono andati a vuoto. Ottimismo sì, ma i percorsi istituzionali restano complessi. Ma, tant'è, la speranza si è ridestata. Sul punto si registra la proposta del consigliere comunale di «Aria Fresca», Enzo Colonna Scettico sulla possibilità del Ministero per i Beni culturali di recuperare i fondi necessari per l'esproprio, il Movimento civico propone che «sia la Regione ad attivarsi per espropriare l'area» sulla base del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con le avvertenze che «la paleosuperficie è già patrimonio pubblico e deve esserne garantita servitù di accesso» e che «l'operazione avvenga in massima trasparenza, l'indennità di esproprio sia giusta ed equa, anche senza denaro ma con il riconoscimento di diritti edificatori, purché non ci siano illecite super-valutazioni o dannose operazioni urbanistiche di dubbia utilità».