ROMA - La commissione per riformare gli aspetti penali del codice dei Beni culturali è stata istituita lo scorso luglio. Perché chi danneggia il nostro patrimonio, finora, rischia solo la reclusione da sei mesi a tre anni, da scontare in lavori socialmente utili. Cioè nulla. L'iniziativa per rimediare al vuoto normativo parte dal ministro Giancarlo Galan, che a tutti gli esperti chiamati a pronunciarsi sulla materia e a rivedere la legge, ha chiesto un progetto: dal generale Pasquale Muggeo, comandante del nucleo Tutela del patrimonio artistico dei carabinieri, a Paolo Giorgio Ferri, pm romano esperto in reati contro il patrimonio artistico. Poi, Paolo Carpentieri, magistrato amministrativo e capo dell'ufficio legale del ministero e Augusta Tannini, numero uno dell'ufficio legislativo del ministero di Giustizia. Il codice, attualmente, prevede pene minime per il reato di danneggiamento, che contempla l'aggravante per gli sfregi al patrimonio artistico solo dal '98. L'elenco degli episodi di cronaca è lunghissimo e l'esito giudiziario delle vicende praticamente nullo. La stessa fontana del Bernini a piazza Navona era già stata danneggiata. Ma non solo quella: 17 giugno '87, una delle statue della Fontana dei Quattro Fiumi restò danneggiata per la ressa dei partecipanti a una festa in piazza organizzata dalla neo eletta deputata Ilona Staller. Ma si parte dal 1969, quando a Roma, nella basilica di San Pietro, Hans Joseph Hubner colpisce a martellate la statua di Pio VI del Canova. Nel '72, sempre a San Pietro, Laszlo Toth danneggia la Pietà di Michelangelo con un martello. E' il 13 agosto dell'86 quando a Firenze viene colpita la zampa di uno dei cavalli della fontana del Nettuno, in piazza della Signoria, il Biancone scolpito dall'Ammannati. Uno dei cavalli era stato già danneggiato nel luglio'82, durante una notte di festeggiamenti per il mondiale di calcio. A settembre del '91, sempre a Firenze, nella Galleria dell'Accademia uno squilibrato colpisce con un martello il David di Michelangelo facendo saltare una parte del dito del piede sinistro della statua. L'esito delle vicende giudiziarie, dopo il clamore della cronaca, è noto. Nel '97 è bastato un quarto d'ora di camera di consiglio per condannare a soli tre mesi di reclusione Giovanni Pisano e Mario Giorgini, i romani che avevano danneggiato proprio la fontana dei Fiumi di piazza Navona. Mentre per Sebastiano Intili è arrivata la piena assoluzione per non aver commesso il fatto. La storia di Pietro Cannata, serial killer di opere d'arte, è quasi simbolica. L' ex pittore, che aveva sfregiato il David, due anni dopo era tornato a colpire un affresco di Filippo Lippi nel Duomo di Prato. Per tagliare«L'adorazione dei pastori», l'uomo aveva usato un coltello, amputando un piede e parte della coscia di uno dei pastori. Cannata aveva potuto lasciare gli arresti domiciliari grazie all'assoluzione dall'accusa di danneggiamento per aver scarabocchiato un'altra tela di Lippi: proscioglimento obbligatorio in quanto i medici lo avevano riconosciuto totalmente incapace di intendere e di volere e non socialmente pericoloso. E aveva già ottenuto una sentenza analoga grazie alla perizia disposta dai magistrati fiorentini che si erano occupati della sua prima vittima, il David di Michelangelo.