Eppure per la Toscana c'è sempre stato un occhio di riguardo Dall'ecomostro della Val d'Orcia denunciato dal professor Asor Rosa nel 2006, alla recente polemica sul degrado di Piazza del Duomo a Pisa, con tanto di souvenir offensivi venduti sotto la celeberrima Torre pendente. In Toscana i "patrimoni mondiali" dell'Unesco non se la passano molto bene. Ne sa qualcosa il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ogni tanto lancia una delle sue spettacolari iniziative per tentare di salvare il centro storico fiorentino dalla sporcizia o dalle scritte sui muri. In Toscana sono sei i siti che nel corso degli anni sono entrati a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale Unesco: oltre al centro storico di Firenze (1982) e a Piazza del Duomo a Pisa (1987), nell'elenco figurano anche i centri storici di San Gimignano (1990), di Siena (1995) e di Pienza (1996). Infine, sette anni fa, toccò proprio alla Val d'Orcia entrare nel novero dei beni "culturali" o "naturali" che hanno un valore universale. Allora - le polemiche di Asor Rosa sarebbero arrivate solo due anni dopo - alla Val d'Orcia venne riconosciuto dall'Unesco il merito di rappresentare «un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo rinascimentale per rispecchiare gli ideali di buon governo e per creare un'immagine esteticamente gradevole». Ma come funziona il sistema dei cosiddetti "patrimoni mondiali dell'umanità"? Tutto inizia nel 1945, a Londra, quando le Nazioni Unite creano l'Unesco (United nations educational, scientific and cultural organization). A questa organizzazione aderiscono 193 Stati, più 7 membri associati. La sede è a Parigi, al numero 7 di Place de Fontenoy. Proprio dell'Unesco fa parte il Comitato internazionale che gestisce la lista dei patrimoni di valore universale. E la Toscana ha goduto finora di un occhio di riguardo da parte di questo organismo internazionale. Gli edifici che circondano la piazza centrale di Pienza furono giudicati dagli esperti dell'Unesco «un capolavoro del genio creativo umano», mentre la sua pianificazione urbana «occupa una posizione determinante nello sviluppo della concezione del progetto della città ideale». E se la città di Siena è per il Comitato «un capolavoro di dedizione e inventiva», non meno lusinghiere sono le valutazioni su San Gimignano: «Testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale e di civiltà». La piazza del Duomo di Pisa - souvenir irriverenti a parte - è giudicata dall'Unesco come «un eccezionale esempio di un tipo di costruzione e di complesso architettonico, testimonianza di importanti tappe della storia umana». E chissà se Renzi, quando si raccomanda agli "Angeli del bello" per tentare di tenere pulita la città, ripensa a quell'importante «scambio di valori umani, negli sviluppi dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte monumentale, urbanistica e paesaggistica» che determinò nel 1982 la scelta fatta dall'Unesco. Eppure, proprio il fatto di essere riconosciuti come patrimonio mondiale, comporterebbe dei vantaggio non indifferenti. Non è solo una questione di notorietà e di appeal turistico. La Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, culturale e naturale dell'Umanità riconosce infatti «il dovere dell'intera comunità a cooperare per salvaguardare i beni». Oltre alla possibilità di concedere «mutui a debole interesse, senza interesse, o rimborsabili a lungo termine», l'Unesco prevede anche altre forme d'assistenza: dagli studi «sui problemi artistici, scientifici e tecnici» fino alla «assegnazione di periti, tecnici e manodopera qualificata». Forse in Toscana sarebbe il caso di approfittarne.