Il generale Pasquale Muggeo conosce bene la realtà culturale della Capitale. Dal 2010 è il comandante del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri, e ogni giorno combatte per tentare di proteggere le bellezze del nostro paese. Difficile avere una ricetta infallibile, spiega, Roma è un monumento a cielo aperto, accessibile a tutti, ma l'unico sistema che reputa efficace per una buona difesa «è la vigilanza elettronica». «Devo dire - afferma - che la politica del Comune è indirizzata proprio a sviluppare queste tecnologie. La rete di telecamere è già molto capillare, anche se, forse, si dovrebbe installare allarmi un po' più sofisticati. La Fontana di Piazza Navona non li aveva, ma stanno arrivando sensori ovunque. E poi - aggiunge - basta guardarsi intorno: in città è pieno di garitte con presidi fissi, di carabinieri, polizia, e municipale. Se uno spostato in cerca di pubblicità negativa decide di dare sfogo ai suoi impulsi alle otto di mattina, non sempre è possibile bloccarlo». Il giorno dopo gli atti vandalici a piazza Navona, a Fontana di Trevi e al Colosseo è stretta sui controlli. Sono 1.200 le telecamere pronte a scorgere qualsiasi episodio anomalo, ieri sono state annunciati altri 60 occhi elettronici per l'Anfiteatro Flavio a partire dal prossimo autunno. Fin dall'alba, poi, sono scattati presidii dei vigili urbani per monitorare movimenti anomali attorno ai tesori della Capitale. E intanto si è aperto il dibattito sulla sicurezza dei tesori urbani. «Per proteggere una città come Roma, ci vorrebbe un esercito destinato a fare solo questo. C'è arte ovunque. E' impossibile un controllo totale». II generale Pasquale Muggeo conosce bene la realtà culturale della Capitale. Dal 2010 è il comandante del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri, e ogni giorno combatte per tentare ai proteggere le bellezze del nostro Paese. Difficile avere una ricetta infallibile, Roma è un monumento a cielo aperto, accessibile a tutti, ma l'unico sistema che reputa efficace per una buona difesa «è la vigilanza elettronica». «Devo dire - afferma - che la politica del Comune è indirizzata proprio a sviluppare queste tecnologie. La rete di telecamere è già molto capillare, anche se, forse, si dovrebbe installare allarmi un po' più sofisticati. La Fontana di Piazza Navona non li aveva, ma stanno arrivando sensori ovunque. E poi - aggiunge - basta guardarsi intorno: in città è pieno di garitte con presidi fissi, di carabinieri, polizia, e municipale. Se uno spostato in cerca di pubblicità negativa decide di dare sfogo ai suoi impulsi alle otto di mattina, non sempre è possibile bloccarlo». Nessuna lacuna, dunque, nei sistemi di sicurezza, ritiene il generale. Semmai bisognerebbe lavorare sulla percezione e la sensibilità all'arte che ha la gente, che hanno le migliaia di turisti che riempiono i luoghi d'arte. Ma questo sembra tanto un'utopia. Chissà, infatti, che pensava di fare l'americano che ha tentato di sottrarre un pezzetto di Colosseo. Sperava forse di portarsi dietro un po' di storia antica. «In questi casi è proprio un problema di conoscenza - aggiunge il comandante - Noi respiriamo arte dappertutto e in qualsiasi momento. Negli altri paesi d'Europa, monumenti della portata dei nostri, vengono inibiti, sono transennati o ingabbiati. Da noi è stato fatto per La Pietà di Michelangelo, ma ci perderemmo tutti se fossimo costretti a chiudere Fontana di Trevi o piazza Navona». Non più di tre mesi fa il Nucleo tutela patrimonio artistico ha recuperato la testa di marmo a forma di cinghiale, trofeo di caccia causa della rovina di Meleagro. Una telefonata anonima l'ha segnalata a Colle Oppio. Qualcuno ha detto che era stata asportata per motivi di natura esoterica, e probabilmente era stata rubata su commissione. Nel caso di piazza Navona, però, è altra la psicologia che spinge il vandalo a colpire. «Trovare una ragione nell'irrazionale è veramente difficile - sottolinea ancora il generale - Dovrebbe venirci in aiuto la psichiatria. Spesso, come è accaduto nel caso della Pietà, è una sfida verso le istituzioni, la ricerca di una pubblicità negativa, che naturalmente denota una personalità disturbata». Nelle operazioni del Comando artistico ci sono tanti successi, anche se il comandante ha due crucci, o meglio due sogni nel cassetto: riuscire a recuperare la Natività del Caravaggio e il Bambinello dell'Ara Coeli, sparito nel '94. Nel primo caso sono entrati in scena persino i pentiti di mafia: qualcuno di loro ha raccontato che la Natività è andata distrutta, altri che è nella casa di qualche boss e viene esposta unicamente durante gli incontri tra capi clan. Sul Bambinello, invece, il generale Muggeo è più ottimista. «Non abbiamo mai smesso di cercarlo - dichiara - E devo dire, incrociando le dita, che confidiamo anche di recuperarlo».