La presidente Maraschio era pronta a chiedere aiuto a Napolitano L'Accademia della Crusca è salva. Senza bisogno dell'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al quale la presidente Nicoletta Maraschio aveva promesso di fare appello qualora le nubi sul futuro del prestigioso Ente fossero diventate tempesta. Ma fortunatamente, ha prevalso il buonsenso. E alla villa Medicea di via di Castello è tornato il sereno. Ieri pomeriggio, la Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla Manovra (presentato dal Pd) che non annienta i mini-enti con meno di 70 dipendenti impegnati nella ricerca o nella cultura. Che ci fosse la possibilità di togliere dal calderone l'Accademia lo si era intuito. Dopo lo sgomento di una norma un po' affrettata, una correzione era nell'aria. Le dichiarazioni alla vigilia della seduta di Palazzo Madama lasciavano trasparire un certo ottimismo. Bipartisan. «Il solo pensiero che l'Accademia della Crusca possa chiudere i battenti mi fa rabbrividire. Si troverà senz'altro una soluzione per salvare questa istituzione fondamentale presidio della lingua italiana», aveva assicurato il sottosegretario ai Beni culturali, il pidiellino Francesco Giro. Marcucci, senatore Pd e responsabile toscano della cultura, aveva rincarato: «L'Accademia della Crusca va salvata, il ministro Galan deve far valere una deroga, così come previsto per altri istituti strategici. E' 1' unica grande istituzione che tutela la lingua nazionale, altro che ente inutile». Lo stesso Galan aveva scacciato il pericolo, annunciando un provvedimento ad hoc per tenere in vita «l'unico baluardo a salvaguardia delle radici della lingua italiana». L'Accademia della Crusca vanta quasi 500 anni di storia, e una miriade di Vocabolari pubblicati, in continuo aggiornamento, dal 1612 al 1923. Forse, però, non tutti sanno l'origine del suo nome. Deriva dalle "crusca-te", ovvero animate riunioni che i letterati fiorentini Giovan Battista Deti, Anton Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini, Bastiano de' Rossi e Lionardo Salviati dedicavano alla "ripulitura" della lingua italiana.