Una risposta apprezzabile alla soluzione di un problema antico ma a condizione che si abbia il coraggio di andare fino in fondo e non limitarsi a qualche intervento di rattoppo. La proposta rilanciata da Repubblica parte della demolizione della sacrestia alla quale si è aggiunto anche il progetto avanzato dal sindaco di eliminare i binari del tram che limitano la fruibilità della piazza, mortificano lingresso principale del Duomo, cancellano del tutto o quasi uno degli accessi ai giardini del Palazzo Reale. «La zona è da valorizzare e noi faremo di tutto per trovare soluzioni idonee» ha promesso Fassino annunciando un incontro con i sovrintendenti per affrontare la questione. Si dovrebbe cominciare dunque dalla soppressione della sacrestia del Duomo. Progettata da Gabetti Isola in temporanea sostituzione di quella originale distrutta dal rogo del 1997 nel quale minacciò di scomparire la Sindone, essa venne costruita lanno dopo per lostensione e dunque legata a quellevento. Con il dovuto rispetto alla sua funzione che sta molto al di sopra di queste misere schermaglie terrene, la sacrestia in realtà rassomiglia a una gigantesca «pit toilet» e, soprattutto, continua a essere lì dopo tredici anni. Ingombrante ed estranea rispetto allarchitettura del Duomo e di altri edifici della piazza sopravvive a se stessa. Come si dice, «cosa fatta capo ha» ma quellorrendo parellelepipedo è da sempre completamente fuori posto. Rimuoverlo torna ad essere un atto dovuto. Basta per dare dignità di piazza allarea del Duomo? La risposta dovrebbe essere no. Non è sufficiente, neppure con lausilio della rimozione dei binari che pure aiutano anche se creano qualche altro non facile problema di traffico. Il fatto è che quando si mette mano a opere di riassetto urbanistico importanti - e questa lo è o potrebbe diventarlo - per ottenere un buon risultato sarebbe auspicabile intervenire sulla base di un progetto che, senza essere radicale, dovrebbe consentire per lo meno che la montagna non partorisca il topolino. Questo non vuol dire per forza scimmiottare la grandeur decisionista di André Malraux nella Parigi della Quinta Repubblica ma semplicemente mettere in cantiere un intervento che approdi a qualcosa di visibile e per cui valga la pena senza che tra qualche anno si debba tornarci sopra. Una scelta del genere potrebbe comportare, per esempio, labbattimento del Palazzaccio, ovvero di quellorrendo edificio che ospita gli uffici dei Lavori pubblici di Torino e invade la piazza come una balena spiaggiata in un posto incongruo. Brutto esteticamente, fortunatamente non gode di nessuna tutela come bene architettonico e la sua demolizione non sarebbe deprecata in nessun trattato di architettura. Il fatto di risalire a un certo periodo non lo promuove. Come diceva un vecchio giornalista della Gazzetta del Popolo «gli anni fanno maturare la pensione ma non lintelligenza per chi non ce lha». Oggi cè il rischio che non maturino neppure la pensione, figuriamoci se possono rendere bello un edificio che bello non è nè lo è mai stato. Con buona pace dellamico e city-architect-philosopher Carlo Olmo, il Palazzo degli uffici è una sorta di escrescenza edilizia che non ha niente a che vedere con tutto ciò che gli sta intorno. Loccasione potrebbe essere buona per cancellarla creando tra il Palazzo Reale, il Duomo e le archeologie dellAugusta Taurinorum un luogo gradevole un continuum tra la Storia di Piazza Castello e la vitalità del Quartiere Latino. In tempi di grattacieli, fabbriche dismesse e aree che si stanno rendendo libere al netto dei rischi di speculazione, non dovrebbe poi essere tanto difficile trovare una nuova e adeguata sistemazione agli uffici dei Lavori pubblici. Più difficile sarà evitare il «tacon», il rattoppo che qualcuno può associare al meglio che niente, la tentazione del lavoretto pur che sia di cui nessuno si accorgerebbe. Salvo forse gli amanti del piccolo è bello e della conservazione tout court, quelli che fanno la guerra allo sviluppo urbanistico della città misurando laltezza degli edifici col centimetro in mano.
TORINO - Un atto di coraggio per piazza san Giovanni
La proposta di Repubblica per la demolizione della sacrestia del Duomo a Torino è stata accolta con favore. La sacrestia, progettata da Gabetti, è stata costruita per sostituire quella originale distrutta dal rogo del 1997. Tuttavia, è considerata ingombrante e estranea rispetto all'architettura del Duomo e degli altri edifici della piazza. La proposta include anche la rimozione dei binari del tram che limitano la fruibilità della piazza. Il sindaco di Torino ha promesso di affrontare la questione e di trovare soluzioni idonee per valorizzare la zona.
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