Due mostre (a Firenze e a Viareggio) dedicate al movimento che allestero non ha ancora avuto il riconoscimento che merita Singolare e fortunata coincidenza vuole che a distanza di pochi chilometri si tengano due mostre che hanno al centro i Macchiaioli e la loro cerchia: entrambe legate a due figure di amateurs, collezionisti e mercanti. La prima a Firenze, Macchiaioli a Villa Bardini, a cura di Silvestra Bietoletti e Roberto Longi (fino al 30 ottobre, catalogo Silvana): qui, dai magnifici giardini allitaliana, si gode uno spettacolare panorama della città; laltra a Viareggio, Genio dei Macchiaioli. Mario Borgiotti: occhio conoscitore, anima di collezionista, a cura di Elisabetta Matteucci, al Centro Matteucci per lArte Moderna, (fino al 13 novembre). Sono entrambe mostre misurate, per la precisione 48 e 56 pezzi, tagliate cioè sulle capacità di un visitatore non necessariamente attratto dai grandi eventi mostraioli, ma disposto a godersi due raffinate raccolte, nelle quali sincontrano i pittori più celebri di questa compagine toscana che, nonostante la rivalutazione che sta vivendo da alcuni decenni, rimane ancora nel panorama europeo piuttosto appannata. Ingiustamente. Paesaggi appenninici assolati e agresti, marine silenziose e verzure battute dallo strepito del maestrale, ritratti di giovani donne e di fanciulli, scene militari sono i soggetti privilegiati da Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Silvestro Lega per dire dei maggiori, che ricorrono in entrambe le rassegne, anche con opere di piccolo formato. Ma ciò nulla toglie alla qualità, ché talvolta il bozzetto o lo studio ha una palpitante intensità. Nella mostra di Viareggio il perno attorno a cui ruota lesposizione è Mario Borgiotti, a trentanni dalla morte: singolare figura di collezionista e mercante a cui si deve un contributo decisivo per la riscoperta della scuola toscana. Autodidatta a cui si devono notevoli contributi critici, rifluiti in numerose pubblicazioni pioneristiche, e la sua collezione fu al centro della mostra a Palazzo Pitti nel 1963, curata da Emilio Cecchi. Borgiotti, legato a Montale, Ojetti e al milieu fiorentino, trasferì nel 1956 a Milano la sua galleria e lì strinse altre amicizie e trovò attenti collezionisti. Nello stesso anno fu lui il suggeritore competente e il prestatore discreto di molti pezzi significativi per la mostra, che si tenne a Roma nel centenario del movimento, promossa da Palma Bucarelli. Non vè dubbio che Fattori è personalità che spicca in entrambe le rassegne: il minuscolo Buriana in Maremma, 1855-56, è un olio su tavola che simpone per la densa qualità cromatica della nuvolaglia che saddensa su due grandi alberi dalle chiome scarmigliate dal vento, a cui per affinità tematica sassocia Libecciata a Castiglioncello, assai più tardo, 1885, in cui la mano scandisce con forza lalbero la cui chioma è scomposta dal vento, il mare verde sul fondo e il primo piano ocra tra duna e spiaggia; rapide impressioni di luce e colore, senza passaggi chiaroscurali, tornano nei minuscoli Maremma e Alla Banditella. Fattori sesprime con forza su composizioni a tema risorgimentale: la più potente per la drammaticità del soggetto è Lo staffato,1885, studio per una tela celebre. Al il di là del diverso trattamento del volto del soldato, quel che salta allocchio è la pennellata graffiata che ha la forza espressiva del bulino come in tante incisioni, tecnica di cui Fattori fu maestro. Una solennità epica ha Arresto di briganti,1864, in cui il verismo ha toni precisi e secchi che segnano le divise dei cavalieri, così come le balze del paesaggio, inclini ad un monocromo terra di siena. Una macchia risentita quella di Fattori, cento miglia lontana dai cromatismi mutevoli dellimpressionismo. A cui invece strizza locchio il sentimento lieve di Telemaco Signorini con sei tele alla Bardini come il grande prato fiorito della Primavera,1860-63: carattere sommesso hanno le scene urbane di Settignano, Empoli e Firenze. Un cifra stilistica che laccosta a Silvestro Lega sempre così amorevolmente domestico come in Case coloniche, Ponte sullAffrico a Piagentina e soprattutto il bellissimo e solare Giovane contadina al pozzo, tele che sono dipinte tra il 1863-64. Sono questi i pittori più rinomati, ma accanto ad essi si vedono Lorenzo Gelati, con limponente Figura tra pioppi, quasi un Corot maremmano; felicissima la mano di Giuseppe Abbati, morto assai giovane, con Casolari in Toscana, e il denso paesaggio Lido con buoi al pascolo, ma anche linterno Casa di boscaioli di una modestia e giustezza dintonazione che conferisce allinsieme una nota sommessamente arcadica. Il mondo degli umili fu caro a questa compagine di artisti che ebbe vivo il sentimento di una comunità appartata, vera nella sua agreste identità. Un tono borghese hanno le eleganti Ricamatrici di Adriano Cecioni, quasi un revival della tradizione rinascimentale per la qualità del disegno che ritroviamo nel luminoso paesaggio Autunno nei dintorni di Siena di Signorini, negli Zuavi di Fattori, nel Chiostro di Vincenzo Cabianca nelle squadrate Mura di San Gemignano di Abbati. Lesser toscani è un dato di fatto desemplare chiarezza lì dove il paesaggio di Abbati allude a Piero: in certi interni si scorge la precisione geometrica e sospesa dellAngelico, nelle figure lo smalto cromatico di Botticelli. Firenze e la sua pittura con tutto quanto hanno significato, sono radici profonde, una sorta di imprinting che conferisce unossatura a questi artisti che altri contemporanei non conobbero in Italia.