MILANO La Patrimonio Spa ha messo al vaglio di fattibilità una serie di misure che, attraverso la valorizzazione di asset demaniali, potrebbero portare alla cancellazione di 150-200 miliardi di euro di debito pubblico (3-400 mila miliardi di vecchie lire). Gli «atti» che la società guidata da Massimo Ponzellini sta studiando sono finalizzati a dare gambe all'idea del ministero dell'Economia di portare il valore di parte delle proprietà dello Stato ai livelli di mercato e, parallelamente, di trovare gli strumenti per incamerare al più presto questo valore, in modo da portarlo a riduzione del debito pubblico. «Mi aspetto che nel giro di un paio di mesi il vaglio di fattibilità degli atti individuati si concluda: a quel punto, mi pare che la volontà sia quella di dare subito il via all'operazione», dice Franco Masera, il capo dei consulenti della Kpmg che hanno preparato il piano per la Patrimonio. Alcuni asset, quelli degli enti, il ministero dell'Economia li ha già valorizzati e cartolarizzati. Il salto, che è affidato ora alla Patrimonio, è quello di fare qualcosa di simile, ma di dimensioni ben maggiori, con le proprietà demaniali, asset spesso lasciati a se stessi. Operazione più complicata, che richiede un intervento molto più strutturato, secondo gli esperti che la stanno mettendo a punto. L'obiettivo finale è l'alienazione dei beni, la loro cessione in affitto o concessione, oppure la creazione di fondi immobiliari le cui quote possono poi essere messe sul mercato: gli introiti andranno così ad alleggerire il bilancio dello Stato. La prima tappa del processo, dice Masera, consiste in uno screening per stabilire cosa è valorizzabile (leggi cedibile) e cosa no. E' la «questione del Colosseo» che, hanno detto il ministro Giulio Tremonti e il direttore del Tesoro Domenico Siniscalco, non è in vendita: i monumenti non saranno parte del progetto. Il timbro su cosa potrà essere ceduto, invece, «verrà apposto dai ministeri coinvolti» nella proprietà o nella gestione del bene in oggetto. La tappa successiva sarà quella di individuare quali proprietà sono valorizzabili subito e quali invece vanno in qualche modo «preparate». «Per queste ultime dice Masera il lavoro importante starà nel dare loro valore. Il prezzo di ogni immobile sarà funzione di cosa ci si può fare: è chiaro che se trasformiamo ogni proprietà in un museo non valorizziamo gran che; se invece si faranno, per esempio, alberghi, allora il valore sarà maggiore». Questo della valorizzazione, cioè del trovare una destinazione d'uso redditizia a ogni proprietà, sarà un passaggio che la Patrimonio intende condurre di concerto con gli enti locali. «Stiamo cercando però di accelerare i tempi anche per questi cespiti assicura il superconsulente di Kpmg . Non escludiamo di finanziarizzare in breve tempo anche questi». Si tratta, secondo Ma-sera, di innescare un circolo virtuoso che dia un flusso costante di introiti negli anni. La cifra di 3-400 mila miliardi di vecchie lire è una stima: al momento, gran parte del patrimonio dello Stato non è nemmeno inventariato. Ma, dice Masera, «non escludo che la cifra di cui stiamo parlando sia di quell'ordine».