L'associazione ambientalista rispolvera un censimento di 11 anni fa sulle piante come «monumenti» Sparito il pioppo delle «Ochette» di mezzo secolo I platani sulla regionale tagliati per fare le rotonde «Non c'è un regolamento comunale per salvarli» Alcuni furono piantati parecchi decenni fa, altri addirittura hanno superato il secolo di vita. Ma non c'è nessun provvedimento che tuteli i grandi alberi storici del territorio villafranchese. Nel 2000 il gruppo cittadino del Wwf (Fondo mondiale per la natura), compilò un elenco di una quarantina di piante, tra le più antiche e caratteristiche di 28 siti della città e delle frazioni. L'intento era quello di sensibilizzare l'opinione pubblica e, soprattutto, le autorità comunali, sulla salvaguardia di quelli che furono definiti, allora, «magnifici monumenti verdi». Undici anni dopo, per fortuna, gli esemplari storici spariti si contano su una dita di una mano, nonostante l'assenza di regolamenti comunali che vietino il taglio delle piante più vecchie. «In particolare è scomparso il salice di via Dante, lungo il Tione», ha spiegato Riccardo Tosoni, presidente del Wwf villafranchese, «dai nostri rilievi del 1999 risulta era alto 26 metri, con una circonferenza del tronco di tre metri e 15 centimetri. La chioma aveva un diametro di 17 metri». È stato invece ridotto in altezza l'olmo di via Cadellora, vicino alla corte Longo di Alpo. Secondo il censimento degli ecologisti la pianta, nell'agosto del 1999, era alta 23 metri, con una circonferenza di tre metri. Oggi, invece, è più bassa, a causa di una potatura. «In questo caso, però, i proprietari hanno dimostrato sensibilità», ha spiegato Tosoni, «poiché l'olmo era malato: lo hanno ridotto di cinque metri. È contemporaneo alla casa vicina, che fu costruita nel 1934». Più recente, risaliva al 1949, e altrettanto caratteristico era il pioppo delle «Ochette», nella zona del parcheggio di via Novara. L' albero è stato rimosso negli anni scorsi. Nel censimento del Wwf, gli ambientalisti segnalarono che il tronco produceva «funghi molto ricercati». Alta 16 metri, la pianta aveva una chioma con un diametro di 15. Nell'indagine del 2000 furono inclusi pure i platani della statale (oggi strada regionale) 62, che congiunge Verona con Mozzecane. In totale furono registrati 281 platani, di cui 10 erano però già secchi. Altri 11 erano in stato di sofferenza. «Anche se non li abbiamo ricontati, è evidente che oggi ce ne sono molti di meno», ha proseguito Tosoni, «poiché ne sono stati tagliati diversi durante la costruzione delle varie rotonde». Sono parecchi, comunque, i vegetali lasciati al loro posto, tra quelli indicati dieci anni fa dagli ambientalisti come meritevoli di tutela per dimensioni e storicità. Ci sono ancora i due bagolari di via Sant'Eurosia, il cedro di parco Bottagisio, i gelsi della piazzetta di Calzoni, il gelso alle Volpare, gli ippocastani di Corte Fornaci, il pioppo del Colombarotto, la quercia di Corte Palazzo, il tasso di Calzoni. Sui rami di quest'ultimo albero, secondo le testimonianze raccolte dal Wwf, i bambini giocavano già nel 1870. «Sulle piante segnalate, esclusa, credo, soltanto quella di palazzo Bottagisio, non c'è nessun vincolo di tutela», ha rimarcato Luigi Facincani, segretario del Wwf cittadino, «per cui i proprietari potrebbero tagliarle in qualsiasi momento, soprattutto se ci fossero problemi legati alla sicurezza». Nella lettera che inviarono, nel 2000, all'allora sindaco Maurizio Facincani, gli ambientalisti chiesero di creare dei vincoli di protezione sui grandi alberi. «Assieme alla richiesta consegnammo i risultati del nostro censimento», ha aggiunto Tosoni, «e dall'amministrazione di allora, così come da quelle successive, non fummo ricontattati sull'argomento».F.T.