Rinaldi: solo l'ex direttore regionale dei Beni culturali disse sì, ma la competenza era dei miei uffici Il Comune faccia un gesto coraggioso e rinunci a un'opera che rovina uno scenario di valore Il terzo ponte, al secolo la passerella pedonale tra via Cassa di Risparmio e via Trento, semmai si farà - ma i segnali di oggi portano in questa direzione, con taglio del nastro nel 2012 - nascerà paradossalmente orfano. Orfano di padre. Burocratico s'intende. Un padre putativo, secondo il Comune, che infatti dopo il via libera del Tar sta per far partire i lavori. Un padre legittimo, ritiene invece il diretto interessato. Il quale, appunto, non volendola proprio, quella "creatura", reclama in extremis la propria responsabilità pur di non farla nascere. Il papà evocato è il soprintendente ai Beni architettonici e del paesaggio, l'architetto Luca Rinaldi, che davanti alla presa di posizione pubblica di Luciano Semerani, contrarissimo al ponte, ha ritenuto evidentemente che i tempi fossero maturi per uscire allo scoperto e bollare l'eredità scomoda lasciatagli tra fine 2009 e inizio 2010 dall'ex direttore regionale dei Beni culturali, Roberto Di Paola. «Sono d'accordo - esordisce Rinaldi - con l'architetto Semerani. La passerella è un errore grossolano, perché va a intervenire su uno degli scenari consolidati dell'immagine di Trieste. Rovina una prospettiva di grande valore storico-artistico». L'autorizzazione delle "Belle arti", tuttavia, esiste. Prova ne sia che il Comune sta procedendo con la stipula del contratto con il consorzio che ha vinto l'appalto. Qui, però, Rinaldi ha da eccepire: «L'autorizzazione fu accordata all'amministrazione comunale dalla direzione regionale dei Beni culturali, in un periodo in cui alla Soprintendenza per i Beni architettonici si stavano succedendo diversi dirigenti. Forse l'architetto Di Paola assunse tale incombenza per questo. Ma, giuridicamente, si sarebbe dovuta fare una procedura di avocazione della pratica. La direzione regionale dei Beni culturali ha funzioni di coordinamento, certo, ma il parere tecnico avrebbe dovuto essere rilasciato dalla Soprintendenza peri Beni architettonici». Il riferimento di Rinaldi, che ricorda di essere «arrivato a Trieste a ottobre 2009», va collocato tra le settimane antecedenti al suo stesso arrivo e il febbraio del 2010. Poco prima che Rinaldi prendesse possesso del suo attuale ufficio, Di Paola inviò a Dipiazza un ok «temporaneo, per 5 anni», dopo di che se ne sarebbe dovuto ridiscutere. Sotto Natale 2009, il sindaco di allora - come è noto - chiese un «chiarimento» a Di Paola e a Rinaldi, che nel frattempo era diventato Soprintendente, comunicando di non voler spendere 750mila euro per un'opera demolibile in un lustro. «Io non ho inteso rispondere - ricostruisce Rinaldi - mentre Di Paola, pochi giorni prima di lasciare l'incarico a Trieste, rilasciò un'interpretazione generica favorevole al ponte. Per più di un anno, poi, le notizie che avevo avuto da Dipiazza, con cui i rapporti erano stati schietti, erano che l'idea era stata abbandonata. Finché, poco prima delle ultime elezioni di primavera, sono venuto a sapere che il progetto era prossimo alla gara d'appalto. Me ne sono stupito». Dopo il voto - oltre a segnalare la cosa al successore di Di Paola, Giangiacomo Martines - Rinaldi ha chiesto lumi al successore di Dipiazza, Roberto Cosolini, e al neoassessore Elena Marchigiani. «Mi è stato risposto - così il Soprintendente - che l'Avvocatura comunale ritiene legittima l'autorizzazione della direzione regionale dei Beni culturali, mentre dai nostri uffici legali mi si dice che quel provvedimento potrebbe sì essere legittimo, ma pure esposto, eventualmente, a dei ricorsi». Per Rinaldi, così, l'extrema ratio è «un possibile gesto coraggioso del Comune», cioè la rinuncia al progetto, «a meno che l'assessore, prima ancora che il sindaco, non ne sia pienamente convinto». Anche perché, nel 2014, fosse sempre al suo posto, il Soprintendente potrebbe persino chiedere la rimozione del ponte: «Io non ho firmato l'autorizzazione ultima di Di Paola, peraltro non comunicata all'epoca al nostro ufficio, mentre su quella temporanea per 5 anni c'è anche la sigla di un funzionario della Soprintendenza. Dal mio punto di vista può essere valida solo quella».
Trieste. Il soprintendente: mai dato 1'ok per il nuovo ponte sul canale
Riassunto in 200 parole:
Il Soprintendente ai Beni architettonici e del paesaggio, Luca Rinaldi, ha espresso la sua disapprovazione per il progetto di costruzione di un terzo ponte in via Trento a Trieste, che sarebbe stato realizzato con l'autorizzazione della direzione regionale dei Beni culturali. Rinaldi sostiene che l'autorizzazione fu accordata all'amministrazione comunale senza una procedura adeguata e che il progetto è un errore che rovinerebbe uno scenario di valore storico-artistico. Il Comune, tuttavia, sta procedendo con la stipula del contratto con il consorzio che ha vinto l'appalto.
Artista / Persona
Bene culturale
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