Dal Colosseo al centro storico di Salemi, passando per il brand della Valle dei templi: arriva il privato. Il sindaco diAgrigento denuncia «Non abbiamo più fondi». Privato sì, privato no. Le casse vuote fanno tornare di moda l'idea, sempre osteggiata da chi professa il pubblico a tutti i costi, del mecenate. Via libera ai grandi pigmalioni dunque, in una logica all'americana, anche se là vige la defiscalizzazione per chi investe in cultura e si accontenta spesso di una targa con il proprio nome affissa in un angolo di qualche museomonumento. Il progetto di creare una rete di imprenditori da "sensibilizzare" era stata lanciata prima dell'estate da Italiafutura in un convegno dedicato al tema (Cultura, orgoglio italiano, il titolo). Visi parlava di collaborazione tra pubblico, enti territoriali e privati. Nacque così la proposta (copyright Montezemolo) del per mille alla cultura, subito accolta dal ministro Galan. Così, tra le finalità a cui si potrà destinare il 5 per mille, è stata inserita in finanziaria «quella del finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici». Già è qualcosa. Tra gli oratori vi era anche un gongolante Della Valle che aveva appena ottenuto il diritto esclusivo, per 15 anni, sull'uso commerciale dell'immagine del Colosseo in cambio di 25 milioni perla manutenzione. E conseguenti polemiche. Tanto che il Mibac, nella persona di Francesco Giro, aveva subito specificato che non sarebbe stato consentito «un uso commerciale indiscriminato del monumento». Per ora sui pannelli di recinzione dei lavori-che non possono superare i due metri di altezza - vengono affissi cartelli pubblicitari. Della Tod's ovviamente. Perché il Colosseo sì e la Valle dei templi no? Deve aver pensato il sindaco di Agrigento che ha così proposto di «fare della Valle dei templi un brand e venderlo, tramite asta pubblica, ai privati». La proposta «non è una provocazione» spiega il sindaco Marco Zambuto al Riformista, ma ha lo scopo di «valorizzare il sito e far entrare risorse economiche. Anche perché siamo messi male. Le amministrazioni non hanno più fondi per assicurare i servizi essenziali, figuriamoci i beni culturali. Abbiamo una grande storia ma non riusciamo a valorizzare quello che abbiamo». Non è che diventa una svendita dei nostri monumenti? «Ma no, noi agiamo per il miglioramento del sito: è un'operazione virtuosa». Simile a quella di Della Valle «una cosa intelligentissima la sua. Bisogna agire perché non succeda come a Pompei». Non è che ci ritroviamo con una pubblicità di intimo sulla Valle dei templi, sindaco? «È ovvio che dobbiamo regolamentare evitando che ci possano essere esagerazioni. D'altro canto l'alternativa sarebbe la tassa di soggiorno ma non si può continuare a premere sulla leva fiscale». E con i tagli la situazione peggiorerà «purtroppo», continua Zambuto, «il primo settore ad essere tagliato è la cultura, come se fosse di serie B. Ma questo paese è conosciuto in tutto il mondo per le cose belle che ha, non per altro. Io credevo fosse solo un problema del meridione, invece, vedo che è così in tutto il paese: le cose di tutti, diventano cose di nessuno». Intanto a Salemi il sindaco, Vittorio Sgarbi, ha pensato bene, con Oliviero Toscani, di creare il progetto "Case a 1 euro" per il recupero del centro storico del Comune. In effetti il progetto - dare le case distrutte dal terremoto del Belice, in pratica gratuitamente, a chi le restaurerà - risale a qualche anno fa, ma solo ieri è stato approvato dalla Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani. Tra i nomi che giravano Renato Brunetta, i Morali, Lucio Dalla e persino Peter Gabriel. Prima della sua tragica morte anche Ludovico Corrao lanciò l'allarme perché il Cretto di Burri (con cui il sindaco di Gibellina, con un colpo di genio, fece ricoprire il vuoto causato dal terremoto del Belice) rischia la rovina. Dinnanzi a un ministero dei Beni culturali, all' inizio latitante, Corrao si rivolse non al mondo dell'imprenditoria ma, come gli era congeniale, a quello dell'arte e della letteratura, così Claudio Abbado, Ennio Morricone, Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Robert Wilson,il Guggenheim di New York e il Centre Pompidou di Parigi hanno subito aderito all'appello. Per ora tutte grida inascoltate.