Un appello per salvare il patrimonio storico e paesaggistico dalla svendita ai privati, dagli abusi edilizi e dalla cementificazione Riportiamo la lettera aperta dei partecipanti al 69 Corso di studi cristiani organizzato dalla Cittadella di Assisi sulle sfide del male oggi. La lettera è indirizzata al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano (e per conoscenza ai presidenti di Camera e Senato e a tutte le Istituzioni e Associazioni, nazionali e internazionali, interessate alla tutela dei paesaggi italiani). Laudato sie, mi' Signore cum tutte le Tue creature (... )Laudato sie, mi Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Ci appelliamo a lei, signor Presidente, al termine di una settimana di studi che ha portato alla coscienza di ciascuno l'irreversibile dissipazione della bellezza dei paesaggi storici e naturali per i quali il nostro Paese è famoso nel mondo. Essi rappresentano la risorsa preziosa e comune di tutta la nazione, e ad essi si lega una delle poche residue possibilità di una sua ripresa culturale, economica e civile. Ci appelliamo a Lei, nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, perché la Sua autorevole voce si levi a fermare questa dissipazione, che rappresenta un crimine senza pari nella sua globalità e irreversibilità. Essa distrugge un patrimonio di bellezza, memoria e cultura che è il fondamento della nostra identità morale, civile e spirituale. Inoltre sfigura letteralmente il volto della nostra nazione, e spegne la speranza di tutti quei giovani che si sono preparati e formati alla tutela, alla valorizzazione, alla crescita di questa inestimabile ma intaccata ricchezza di tutti. Dalle Alpi alla Sicilia, dall'Altopiano a Pantelleria, dalle isole maggiori e minori al Cilento: per tutta la lunghezza dei litorali umiliati dalla svendita delle spiagge e dalla moltiplicazione forsennata dei porti turistici, per tutti i parchi naturali che subiscono riduzioni e manomissioni, per tutti i luoghi incantevoli stuprati dalla costruzione di autostrade e strade quasi sempre superflue a fronte di una viabilità già ampiamente assicurata, e certamente dannose ai fini della valorizzazione turistica dei territori che attraversano, assistiamo oggi a una vera e propria distruzione di un patrimonio che non è solo nostro ma dell'umanità tutta intera, e delle generazioni future. Il paesaggio naturale e il paesaggio storico della Penisola sono sottoposti a dissipazioni, cementificazioni e sconvolgimenti artificiali che non solo hanno aumentato la loro scala e intensità negli ultimi vent'anni in modo esponenziale, ma vedono proprio ora un'accelerazione improvvisa, a dispetto di ogni crisi, come se ci fosse una sinistra pulsione a rapinare tutto quello che si può, finché si è in tempo. Autorevoli studiosi di ogni disciplina pertinente, dalla storia dell'arte all'economia. dalle scienze naturali e ambientali all'architettura, dall'ingegneria alle scienze dell'amministrazione, hanno a più riprese e sotto molteplici punti di vista argomentato il carattere fallimentare dell'affidare progetti di sviluppo e crescita economica alla cementificazione indiscriminata e invasiva del territorio. Studiosi dell'evoluzione dei fenomeni mafiosi nel nostro Paese hanno dimostrato al di là di ogni dubbio il coinvolgimento della criminalità organizzata in una parte crescente del mondo dell'edilizia e del movimento terra. Profondamente preoccupante è inoltre l'ipotesi, recentemente formulata dal governo, di ricorrere alla vendita di parte dell'ingente patrimonio immobiliare dello Stato ai fini del risanamento finanziario, per ottenere un'immediata liquidità svincolata da ogni garanzia sia sull'affidabilità delle agenzie coinvolte sia sui criteri di selezione e di utilizzo degli immobili da alienare. Ci appelliamo a quest'ultima speranza: che la Sua autorevole voce possa indurre le istituzioni pubbliche e locali preposte al controllo del territorio e la magistratura ad attivarsi prontamente per fermare gli scempi che violano apertamente le vigenti disposizioni di legge, nonché lo spirito dell'articolo 9 della nostra Costituzione sulla tutela del paesaggio. È PARTITA il 24 agosto, questa lettera al Presidente della Repubblica: alla vigilia del primo anniversario dell'assassinio di Angelo Vassallo, il sindaco che voleva proteggere la costa e la campagna del suo Cilento dagli scempi edilizi. È partita da Assisi: dalla terra di San Francesco, Patrono d'Italia che nel Cantico delle creature scoperse e rivelò la grazia dell'acqua, della terra e del sole, dei fiori e del vento. Non semplicemente la loro utilità: ma la loro bellezza, gratuita e fragile, la loro divina e creaturale preziosità. Questo immenso teologo estese all'intera natura ambiente il sorriso dell'Incarnazione, e scoperse il Paesaggio. Che in molte parti del nostro Paese è, nei secoli, divenuto risorsa preziosa e patrimonio dell'umanità tutt'intera. E che oggi è a tal punto scempiato o minacciato da indurre alcuni esperti di Italia nostra a parlare della cementificazione in atto come di "sciagura nazionale": anche a seguito di normative come la legge Burlando sulle concessioni demaniali per i porti turistici, alle svendite da parte di molte amministrazioni (anche di centrosinistra) di terreni e beni comuni ai privati (in cambio di vantaggi certamente non di interesse pubblico), alla mancanza di controlli sugli abusi, alla corruzione, alla trasformazione del ceto politico tutto in un insieme di negoziatori di interessi locali, lobbistici, corporativi, quando va bene. E DI RUFFIANI CHE organizzano il ladrocinio di beni pubblici, di risorse comuni, di denaro nostro da parte di privati, o gli scambi e le trattative con le mafie, quando va male, cioè troppo spesso. Di questo intaccato patrimonio comune, che nutre la nostra vita, fanno parte la lingua, la memoria, la cultura: cose tutte che sentiamo umiliate ogni giorno nel gergo da suburra dei faccendieri che siedono in Parlamento, nei barriti di ministri che sputano sulla bandiera italiana, nei gesti osceni che li immortalano sui giornali del mondo. Siamo immersi in una cultura dell'osceno. Voci autorevoli si stanno levando perché alle azioni dimostrative previste sulle piazze d'Italia nei prossimi giorni si associno "obiettivi radicali all'altezza della tragica situazione". Parte della tragedia che si consuma sotto i nostri occhi indifferenti è questa distruzione irreversibile della bellezza. Il tragico di questa catastrofe è precisamente che sembriamo non accorgercene. Rompere questa crosta di indifferenza è un obiettivo all'altezza della tragedia. O delle "sfide del male il tema del seminario che ha raccolto in Assisi i primi firmatari dell'appello - che si trova sul sito http:ospitassisicittadella.org dove lo si può firmare. Perché riscuotersi dal disprezzo di sé che questa indifferenza significa è la prima condizione del riscatto morale e civile cui aspiriamo. Presidente Napolitano, ci aiuti.