La «brand image» dei monumenti siciliani. Numerosi siti archeologici siciliani, ma anche l'Etna o Isolabella di Taormina, e persino il Liotru di Catania potrebbero essere sponsorizzati e valorizzati come marchio L'assessore Missineo: «Così la storia antica si lega alle moderne imprese di successo» Buona l'idea del sindaco di Agrigento di vendere il marchio della Valle dei Templi perché è un simbolo della nostra antica cultura. I coloni greci ad Agrigento hanno costruito templi più belli di quelli del Partenone ed è bello pubblicizzarli perché è un motivo di orgoglio siciliano. Lo stesso si potrebbe fare per i luoghi storici patrimonio dell'umanità, come ad esempio l'Etna, le Eolie, Siracusa, Noto, Taormina, Selinunte, Segesta, Morgantina e la sua dea. Non sarebbe solo un modo per fare soldi, e magari non saranno tanti perché di Colosseo ce n'è solo uno e di Diego Della Valle solo uno, ma sarebbe un modo per reclamizzare la Sicilia. Ricordo quando DolceGabbana misero sugli autobus di Londra i tabelloni "I love Sicily». E' una testimonianza di affetto e di appartenenza. La Sicilia è un microcontinente con annesso arcipelago di cinque milioni di abitanti che racchiude molte cose, quelle che ci hanno lasciato le tredici dominazioni. Solo che finora non siamo stati capaci di esporle al mondo. Negli Stati Uniti ci sono edifici del '700 che vengono visitati, con biglietto d'ingresso, come se fossero musei. La Sicilia è un museo a cielo aperto, ma non siamo stati in grado di farne un marchio internazionale, forse a causa di una comunicazione raffazzonata, oppure perché siamo così abituati ad averle queste cose che non ci facciamo nemmeno caso, come fossero naturali, come il sole o la pioggia. Dovremmo diventare esperti di business per mettere a frutto i templi, i teatri di pietra, il barocco. Cominciamo con le magliette e i poster, assieme agli eventi perché non è possibile che tutto si debba ridurre agli spettacoli classici di Siracusa e ai concerti di Taormina. La Sicilia è ben altro. E mentre parte questo tentativo di merchandising del sindaco Zambuto, l'assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Missineo, esperto di marketing, dice: «Nella logica della valorizzazione commerciale dei nostri siti l'iniziativa agrigentina è corretta, solo che forse non siamo in grado di costruire un marchio e valorizzarlo. Piuttosto sono dell'avviso che i nostri giacimenti culturali debbano essere resi più commerciali seguendo, per quel che si può, l'esempio del Colosseo e di Della Valle. Noi abbiamo fatto qualcosa del genere con Selinunte, perché Brunello Cucinelli, l'imprenditore che vende cachemire soprattutto all'estero con una sua catena di negozi, ha scelto il logo di Selinunte per la sua campagna pubblicitaria, pagando un tariffario in base alla legge Ronchey del '94 che dovrebbe essere aggiornata. Ed è così che si può fare una bella valorizzazione portando in giro per il mondo le location siciliane. Non credo che il marchio in se stesso possa portare molti benefici, noi dobbiamo fare in modo che i nostri grandi siti culturali possano essere un'attrazione per gli imprenditori che vogliono legare il loro prodotto alla cultura. Della Valle con il Colosseo ha fatto un'operazione promozionale perfetta. Cosa sta facendo Cucinelli con Selinunte? Avvalora con la storia antica quella che è la sua storia imprenditoriale più recente. Quindi dobbiamo fare sì che il nostro giacimento culturale non sia un marchio, ma venga abbinato a imprese di successo del made in Italy. Penso alla Ferrari, a DolceGabbana, a Ferragamo, a Geox e anche alle banche e alle assicurazioni, perché no. Intanto abbiamo cominciato con Cucinelli, poi vedremo di incrementare, anche perché nel mondo ci sono tante imprese importanti di siciliani di successo che potrebbero essere felici di sposare i loro prodotti con i nostri siti culturali, che sono conosciuti in tutto il mondo e tra l'altro hanno bisogno di restauri». Il direttore generale dei Beni culturali, Gesualdo Campo, ricorda un episodio: «Ho visto che Palermo era tappezzata di grandi cartelloni con l'immagine del castello della Zisa, abbiamo fatto presente che non si può sfruttare l'immagine di un sito culturale a proprio piacimento e loro hanno pagato i diritti». E questi soldi dove vanno? «Vanno alle casse regionali, poi quando i Parchi saranno perimetrati - il che mi auguro avvenga presto -questi incassi andranno ai gestori dei Parchi che se ne serviranno per migliorare strutture e servizi». E a questo punto, visto che non è facile valorizzare i nostri beni culturali, lanciamo una provocazione. Ad esempio a Taormina non si sa che fare di Isolabella, quello straordinario scoglio che ospita un'altrettanto straordinaria villa all'interno del Parco marino. Chi vuole farne un museo, chi vuole adibire la ristrutturata villa ex Bosurgi per ospitare i geni della Terra che lascino le loro composizioni e le loro riflessioni. Bella idea, ma di fatto non si è riusciti a decidere nulla. E quel tesoretto resta lì in mano di nessuno. E' una occasione perduta, uno spreco inaccettabile. Rincorriamo chimere senza mettere i piedi in terra. Mi sembra la stessa storia del forte di Capo Passero, ristrutturato tre volte e mai utilizzato. Ma allora perché questi beni belli e negletti non si vendono, oppure si affidano a dei manager in grado di farli rivivere? E' una provocazione, ma mica tanto.
Selinunte il tempio sposato da un imprenditore
L'assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Missineo, sostiene che i siti archeologici siciliani dovrebbero essere valorizzati come marchio e promossi come attrazione per gli imprenditori che vogliono legare il loro prodotto alla cultura. Secondo Missineo, la Sicilia è un museo a cielo aperto, ma non è riuscita a farne un marchio internazionale. Missineo propone di iniziare con la valorizzazione commerciale dei siti culturali attraverso la creazione di merchandising, come magliette e poster, e di organizzare eventi. L'assessore sostiene che l'esempio del Colosseo e di Della Valle potrebbe essere seguito per valorizzare i siti culturali siciliani.
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