Sotto i porticati di via Tribunali c'è animazione: «Avete letto che c'è un allarme? Qui rischia di crollare tutto». Ma chi ha letto le parole dell'architetto Ricciardelli della soprintendenza smorza la tensione: «No, i tecnici dicono che tutto è a posto». Gabriele Casillo guarda, ascolta, cerca di passare inosservato anche se lo riconoscono tutti. E' il presidente dell'associazione «Corpo di Napoli» ma è soprattutto un architetto che si guarda intorno e non smette di preoccuparsi: «Qui il pericolo di crollo c'è, e non solo sotto i portici di via Tribunali ma in tutto il centro antico. Vogliamo andare a vedere?». Non aspetta la risposta e s'incammina per strade e vicoli raccontando il pericolo che è sotto gli occhi di tutti, anche se nessuno guarda. A via Tribunali chiede attenzione ancora una volta per i porticati: «Si vede a occhio nudo che sono piegati verso l'esterno. Si notano anche le crepe nelle colonne. Io non mi sognerei mai dl fare polemica con la soprintendenza ma, da architetto, non riesco ad essere tranquillo guardando questa situazione. Qui i palazzi non crollano solo perché si appoggiano l'uno sull'altro ma basta un piccolo evento imprevisto, anche un camion che fa tremare un po' di più la strada, per mettere in crisi questo equilibrio precario». Parla mentre sciamano turisti terrorizzati, rigorosamente in fila indiana perché i decumani sono in balla di auto e motorini, e ad ogni passo si rischia di finire travolti. Ma perché quelle colonne si stanno piegando in avanti, se è vero che si stanno piegando? Per Casillo la colpa è del sottosuolo che cede lentamente. Gli esperti geologi e speleologi spiegano che nelle viscere del centro storico non ci sono situazioni di crisi ma l'architetto è convinto di quel che dice: «Questi palazzi sono antichissimi, basta un minimo cedimento nelle fondazioni per produrre torsioni o piegamenti. Non penso che le cavità di Napoli stiano crollando, credo che anche una piccola perdita d'acqua possa bastare a creare una situazione di rischio». Piazza San Gaetano è a due passi. E' una tappa fondamentale per il tour nella Napoli che crolla. A sinistra il palazzo della Scorziate che si sta accartocciando su se stesso, a destra il rudere che si trova all'angolo con San Gregorio Armeno: «Da sempre è lì, abbandonato, e ogni giorno che passa diventa più pericoloso. Mi chiedo cosa si aspetti a chiederne l'abbattimento». La passeggiata prosegue verso l'alto: vicolo Cinquesanti e si sbuca all'Anticaglia. Gli archi di epoca romana, quelli che nell'antichità reggevano il teatro e che oggi sono stati svuotati e trasformati in case, presentano fratture da brivido: «La vedi quella spaccatura? Si allarga a vista d'occhio. Anche quella c'è da sempre: solo che quando ero ragazzino era solo un segnetto sulle pietre, oggi ci passa una mano dentro, anzi un intero braccio. E' normale che nessuno intervenga?». La domanda è retorica anche se una risposta viene fuori di getto: no, tanto normale non sembra. Risalendo in direzione di via del Sole si incrocia l'antica cappella dell'arciconfraternita di Santa Maria della Vittoria. Sguardo verso l'alto, sul frontone: «È spaccato, significa che la struttura alle spalle ha subito una torsione". Chissà quanto è grave questo evento: «Dipende. Se lo stabile ha trovato un nuovo assetto non è grave. Altrimenti può venire giù tutto». Ogni parola sembra un allarme rosso. Ad ogni passo c'è una segnalazione che provoca angoscia: «Su quel balcone di casa abbandonata sta crescendo un albero tra i mattoni. Nel giro di qualche mese le radici spaccheranno tutto e il marmo cadrà sulla testa dei passanti». Si ridiscende verso il basso: dritti su piazza san Domenico Maggiore: «Questa è una vera chicca del centro storico - sorride triste Casillo - sulla pavimentazione sta crescendo l'erba, ce n'è tanta, vedi?». In effetti i ciuffi sano molti e rigogliosi, e fanno venire vergogna di fronte ai tanti turisti. Anche la puzza diffusa è imbarazzante: «Ecco, questa è una delle cause del proliferare della flora spontanea - dice l'architetto in questa piazza vengono portati decine di cani a fare i loro bisogni. Quella roba, naturalmente, rimane lì perché i padroni non hanno paletta e sacchetti. Così diventa un potente fertilizzante per le erbacce: puzza e ciuffi di ortica sono il vero simbolo del degrado. ma chi deve pensarci non fa nulla. I cento milioni destinati alla riqualificazione del centro storico sono stati smistati sole a poche strutture: invece di rendere più bello tutto il centro storico, si è deciso di migliorarne solo piccoli pezzi. Una decisione per me incomprensibile».