E il vizietto dilaga tra prelati e ministri Tiziano giovane, amante natura, cerca Giotto maturo per caldo scambio volumi-colore»; «Leonardo sacro, ma ambiguo, cerca Mantegna litico per scambio morbido-duro; valuta anche Caravaggio, max 1605, per scambio ombre; astenersi sporco e violento». Dopo il feticismo dei singoli capolavori erranti, è lo scambismo l'ultima frontiera del magnifico mondo delle mostre d'arte antica: ministri, vescovi, assessori e soprintendenti si scambiano opere d'arte con la disinvoltura e l'entusiasmo di intraprendenti coppie in cerca di nuove emozioni (e vai a capire se è maggiore il voyeurismo o l'esibizionismo). Complici le celebrazioni dell'Anno della cultura e della lingua italiana in Russia, è Mosca il teatro più ricorrente di simili scambi: dopo aver ricevuto la Dama con l'unicorno di Raffaello, la delicatissima Medusa di Bernini, e la Pallade e il centauro di Botticelli, la capitale russa è ora in attesa di quelle escort da viaggio che sono ormai divenuti i Caravaggio siciliani. Tra i vari scambisti che in questi mesi gettano fior di capolavori nel metaforico lettone di Putin, si contano anche degli insospettabili: come l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori e l'austero storico della chiesa, nonché editorialista del Corsera, Alberto Melloni. A quest'ultimo si deve, infatti, l'organizzazione dell'evento: «In Cristo. Uno scambio di capolavori dell'arte e della fede tra Mosca e Firenze». L'idea è semplice: la Galleria statale Tretyakov di Mosca presta il famoso Salvatore di Zvenigorod dipinto da Andrej Rublev (che sarà esposto alla contemplazione nel Battistero di Firenze), ricevendo in cambio nientemeno che la gigantesca Croce di Ognissanti di Giotto. Ma nonostante le pressioni di Betori sulla Soprintendenza di Firenze (notoriamente proclive a compiacere le richieste altolocate), il progetto si è scontrato con il rigore dell'Opificio delle Pietre Dure, che ha certificato che l'opera avrebbe corso «gravissimi rischi». A quel punto si è provato a ripiegare su un'altra croce giottesca, quella che si trova sull'altare di San Felice in Piazza, sempre a Firenze: ma anche in quel caso, per fortuna, le ragioni della conservazione hanno prevalso su quelle della politica. Solo ora questa sorta di quête cavalleresca è approdata all'opera "giusta": la Croce dipinta, intorno al 1310, dal pittore fiorentino Lippo di Benivieni per la distrutta chiesa di San Pier Maggiore. Nonostante che sia alta oltre 4 metri, la Croce di Lippo ha il grosso "vantaggio" che le è già successo ciò che le altre due avrebbero rischiato: è stata alluvionata nel 1966 e la sua pellicola pittorica è stata dunque staccata dalle tavole originarie e assicurata a un supporto che dovrebbe essere più sicuro. E poi l'opera appartiene al Museo dell'Opera di Santa Croce, sempre a Firenze: la quale Opera non è diretta da uno storico dell'arte, ma da una politica, Stefania Fuscagni, già parlamentare e oggi capogruppo Pdl a Fiesole. La gestione dell'Opera è, in effetti, piuttosto disinvolta: da un anno e mezzo, per esempio, il portico gotico che cuce la basilica alla città è devastato dall'installazione di un osceno ed enorme parallelepipedo metallico e vetrato che serve da biglietteria. Finale della storia: tra un mese la Croce volerà in Russia, per la gioia di tutti. Certo: Lippo non è Giotto, ma il vescovo, il professore e la Galleria Tretyakov se ne faranno senz'altro una ragione. Le morali della storia, invece, sono meno allegre. La prima è che le opere d'arte vengono spostate per il globo non per ragioni culturali, ma per ragioni di potere, tanto che una vale l'altra. La seconda è che anche in questo campo lo Stato italiano è drammaticamente succube delle gerarchie cattoliche: come si può acconsentire a far partire un'opera da un museo, ricevendone in cambio una che sarà collocata in una chiesa, come oggetto di culto? La terza è che anche persone serissime come Melloni, quando si accostano all'arte del passato lo fanno ormai con la disinvoltura con cui si compulsa un gigantesco catalogo di postalmarket: «Mi dia un Giotto, per favore ... come? Non si può? Me ne dia un altro, allora. Neanche quello? Allora mi incarti un Lippo di Benivieni, lo porto via subito».
Tutti al museo degli scambisti. La delicata Croce di Lippo volerà a Mosca, in cambio di un Rublev
In Russia, si sta svolgendo un scambio di capolavori d'arte tra Mosca e Firenze. La Galleria Tretyakov di Mosca presta il Salvatore di Zvenigorod di Andrej Rublev, mentre la Galleria dell'Opera di Santa Croce di Firenze presta la Croce di Ognissanti di Giotto. L'opera è stata scelta per la sua importanza storica e culturale, nonostante le pressioni di alcuni politici e storici. Il progetto è stato organizzato da Alberto Melloni, un storico e editorialista, e l'evento sarà tenuto in onore dell'Anno della cultura e della lingua italiana in Russia.
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