I risultati del restauro degli affreschi della basilica comasca realizzato da quaranta studenti dellAccademia "Aldo Galli" Scene della vita e della passione di Cristo dipinte nel Trecento da un anonimo sulla scia del passaggio di Giotto in Lombardia Scene della vita e della passione di Cristo così plastiche e realistiche da sembrare in 3D. Ma non ci sono effetti speciali dietro gli affreschi trecenteschi che tappezzano tutta labside della Basilica di SantAbbondio a Como. Solo la straordinaria abilità di un maestro rimasto anonimo ma che assorbì come un adepto la scia di genialità e innovazioni lasciata dal passaggio di Giotto in Lombardia. Considerata infatti uno dei capolavori della pittura gotica lombarda, la decorazione della chiesa comasca che deve il suo nome a uno dei primi vescovi della città, dorigine bizantina poi eletto a patrono non finisce di sorprendere. Per i misteri di certe iconografie, attinte in una cultura più nordica che italiana. Ma anche per immagini rimaste sepolte sotto interventi barocchi e riemerse nel corso degli ultimi restauri. Come quello affidato dallassociazione culturale Famiglia Comasca, con il benestare della Soprintendenza di Milano, a una quarantina di studenti dellAccademia di Belle Arti Aldo Galli di Como che, freschi di corsi sul risanamento degli affreschi e guidati dalla loro insegnante Vanda Maria Franceschetti, hanno trascorso un anno su ponteggi e trabattelli impegnati a "curare" scene strapazzate dal tempo o da restauratori daltri tempi con i loro mezzi altrettanto datati. Il cantiere-scuola, che giusto in questi giorni ha festeggiato la fine dei lavori, sè concentrato sulla prima campata del presbiterio, sulla volta a crociera e le pareti, e ha così rianimato importanti motivi decorativi e figure di Santi divinamente dipinte. La qualità eccellente del modellato ha innescato subito un dibattito sulle possibili attribuzioni, anche se lipotesi più credibile resta quella che tale lotto di affreschi sia stato tracciato da un singolo maestro oppure da un gruppo di artisti attivi parallelamente al mago dellabside, il fascinoso quanto ignoto Maestro di SantAbbondio. Facile immaginare allora una grande officina di idee e mani sapienti, fra pittori di prima fila e i loro aiutanti, attenti a macinare bene i colori, come lazzurrite del cielo di cui è sopravvissuta qualche traccia preziosa; o a impastare lintonaco per gli attributi iconografici dei Santi scolpiti a rilievo: armi, aureole, chiavi o piume, sculture tascabili da ammirare oggi dal basso con il naso per aria. Strizzando bene gli occhi verso la volta si può anche scorgere il brano poetico di unAnnunciazione e una sua precedente sinopia (il disegno preparatorio) riaffiorata proprio con i restauri dellAccademia. Tasselli nuovi e utili a completare la storia quasi millenaria di gioiello del naturalismo lombardo, dove ogni vicenda di Cristo è narrata con un verismo toccante. Ma anche di un baluardo della fede, ai confini dItalia, affacciato a nord sulla antica Via Regina e vissuto in bilico fra due culture, come dimostrano anche i campanili gemelli, omaggio raro alla tradizione nordica.
MILANO - Sotto il barocco lanima gotica SantAbbondio ritorna al futuro
La basilica di Sant'Abbondio a Como è stata oggetto di un restauro degli affreschi realizzato da quaranta studenti dell'Accademia "Aldo Galli". I lavori, guidati dalla professoressa Vanda Maria Franceschetti, hanno rianimato scene della vita e della passione di Cristo dipinte nel Trecento da un anonimo artista. Le immagini sono state restaurate con attenzione ai dettagli, mantenendo la loro qualità e realismo. Il restauro ha rivelato anche alcuni motivi decorativi e figure di Santi dipinte con tecniche innovative per l'epoca. La qualità del lavoro ha innescato un dibattito sulla possibile attribuzione degli affreschi a un singolo maestro o a un gruppo di artisti.
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