Un dato di fatto: considerando che il primo accordo risale al 2001, poi controfirmato nel 2007 (tra ministero della Difesa, Agenzia del Demanio e Comune), è evidente che lo stesso ministero la sta tirando per le lunghe. Eppure, le caserme costituiscono una parte rilevante negli scenari futuri della città. Soprattutto la Bechi Luserna sull'Aurelia, a due passi dalla Cittadella, che dovrà diventare la vera porta d'accesso turistico della città, con un grande terminal, parcheggi e altri servizi. Quanto contenuto nell'ipotesi di manovra a proposito dell'alienazione del patrimonio pubblico non rappresenta una particolare fonte di preoccupazione a Palazzo Gambacorti, dal momento che gli effetti della legge non sarebbero retroattivi. Il punto è che proprio quegli accordi non sono ancora stati concretizzati. E il tempo passa. Ricordiamo l'operazione: una grande permuta (da 70 milioni di euro) con passaggio della proprietà al Comune delle tre caserme in cambio della costruzione di una nuova a Ospedaletto. Sulla vicenda i riflettori si erano riaccesi nel maggio scorso, quando il ministero ha lanciato un appalto per la realizzazione di strutture prefabbricate (uso alloggi) all'interno della Bechi Luserna (per 936mila euro). Visto che la Bechi Luserna è parte determinante del progetto era scattato l'allarme. «In realtà - spiega l'assessore all'urbanistica Fabrizio Cerri - non c'è alcuna contraddizione, poichè questa mossa risponde all'esigenza di razionalizzare e riorganizzare la presenza in città dei militari tutti nella Bechi Luserna, che infatti, nel processo di riqualificazione, è la terza delle tre caserme che dovrà essere dismessa, preceduta dalla Curtatone e Montanara (già vuota) e dall'Artale». Quello che è cambiato, nel frattempo, è il quadro economico. Quale imprenditore si può impegnare ora per 70 milioni e per diversi anni? Allora il Comune ha fatto una proposta al ministero per ritoccare l'accordo, ovvero effettuare, anticipando i tempi, un passaggio di proprietà graduale (prima una caserma, poi un'altra e un'altra ancora), legandolo allo stato di avanzamento della costruzione della nuova struttura. «Un modo per rendere più appetibile - dice Cerri - la partecipazione alla gara». Il ministero non ha deciso e allora è stata coinvolta direttamente la presidenza del consiglio dei ministri. «Speriamo di ricevere una risposta a breve. Di fronte a un sì, già dal giorno seguente saremmo in grado di partire con la gara». E le preoccupazioni? Tutte di carattere politico, legate alla situazione del governo. «Con i militari c'è condivisione. Speriamo di fare presto passi in avanti: la nostra è una proposta che porta vantaggi a tutti». F.L.