Di Rocca rifiuta il posto Non farà l'assessore, si va verso un rimpasto soft LIVORNO. Stavolta a esser "congelato" è stato proprio l'"incendio" che aveva appiccato il congelamento delle deleghe della giunta deciso dal sindaco Cosimi. Dal tourbillon di incontri, faccia a faccia e riunioni che hanno caratterizzato la giornata di ieri è emerso che Filippo Di Rocca non entrerà in giunta e Paola Bernardo non ne uscirà (anche se resta l'incognita di chi si occuperà dell'urbanistica). Il Pdl: il sindaco non può cavarsela così, o si dimette o fa un appello alla città. Di Rocca non entra, rimpasto soft Crisi: la tregua dopo la tempesta. E ora occhi puntati sulle ex municipalizzate MAURO ZUCCHELLI LIVORNO. La crisi di giunta finirà nel menù del consiglio comunale lunedì 12 o martedì 13. Appena dopo che il Genio artificeri di Piacenza avrà disinnescato il maxi-ordigno da mille libbre rimasta nascosta nel sottosuolo della Venezia per 67 anni. Ma a preoccupare ancor di più il sindaco Cosimi è l'inquieta spoletta di un altro tipo di bomba: quella della crisi della giunta che, con un blitz inedito, lui ha "congelato" dopo le dimissioni dell'assessore Ritorni. Ecco che dopo la tempesta (prima il caso Ritorni, poi le deleghe schiaffate nel freezer) entrano in azione i "pompieri" a inventarsi qualcosa che assomigli alla quiete. O quantomeno a una tregua. Il sindaco Alessandro Cosimi ha avuto ieri un colloquio a tu per tu con ciascuno dei suoi assessori. Il faccia a faccia con Paola Bernardo è durato «almeno due ore», come raccontano colleghi di giunta. Il triplo o il quadruplo di quel che è accaduto ad altri, facendo slittare un po' tutta l'agenda degli appuntamenti. Già la lunghezza dell'incontro è una mezza notizia: ci vuol poco per rompere, serve assai più tempo per rimettere insieme i cocci. Non è semplice affondare l'assessore Paola Bernardo: ha fatto imbufalire il sindaco per aver cercato sponde in federazione (e fuori dal Pd) ma ha potuto contare sulla forte stima personale che le tributa più di un collega dentro la "squadra" di Cosimi. Non sembra più nel ventaglio delle possibilità l'ingresso di Filippo Di Rocca, ex presidente Aamps e ora segretario territoriale Pd: lui ha inviato mail agli altri esponenti della direzione per negare ogni tentazione di far la valigia per uno degli assessorati di Palazzo civico, anzi ha già in calendario le riunioni di partito che terrà nei prossimi giorni. D'altronde, se si fosse liberata la casella di numero uno del Pd, le fibrillazioni si sarebbero estese al nuovo toto-segretario. E comunque non risulta fosse in cima alla lista di priorità di Cosimi. Il combinato disposto: Di Rocca non dovrebbe entrare nella giunta, Bernardo non dovrebbe uscirne. Ma con qualcosa di diverso da una semplice riconsegna delle deleghe (ma poi, non comve volontà politica bensì come situazione giuridicamente catalogabile, esiste il "congelamento"?). Bernardo ha anche le deleghe al commercio e al turismo: potrebbe mantenerle ma non è escluso che perda quella all'urbanistica. Il sindaco formalmente potrebbe riprendersela in pugno, magari contando sulla collaborazione di Bruno Picchi, che da una vita presidia il centrocampo spolmonandosi come i mediani di spinta d'un tempo. «La montagna ha partorito un topolino, anzi forse non era nemmeno incinta». La battuta scappa fuori, mentre la voce sparisce dietro l'alzavetro dell'auto, a uno dei mille comprimari sul palcoscenico di questa strana vicenda della crisi della giunta. Non è un segreto che ieri, a parte i suoi assessori, il sindaco Alessandro Cosimi ha incontrato i capigruppo consiliari (maggioranza e opposizione) e poi i vertici della coalizione che lo sostiene. Il forfait del segretario dipietrista? Non è sintomo di mal di pancia né una sberla politica ma «semplicemente un contrattempo pratico senza nessun significato politico», giura il numero uno Idv Luca Bogi. Dentro la maggioranza nessuno si scopre e rinvia al sindaco. Cosimi si scopre filosofo e si limita a dire che «la redistribuzione delle deleghe è frutto delle priorità che si scelgono». Tradotto: da qui ai prossimi tre anni arriveranno da Roma 21 milioni di euro in meno. Quanto basta per dormire preoccupati: soprattutto sul fronte dei servizi pubblici locali. E qui casca l'asino: quella alle ex municipalizzate era la delega in mano all'assessore Ritorni prima delle dimissioni. Ora l'ha chiesta Sel pubblicamente. E anche l'Idv mette l'accento sui servizi pubblici locali chiedendo una svolta. L'aveva fatto, ma con tutt'altro orientamento, anche Ritorni ottenendo solo una tiepida accoglienza da Cosimi: chissà che prima ancora della beauty farm all'ippodromo non sia stato lì che s'è consumato lo strappo. Zingoni, Taradash e Tamburini: nel mirino c'è Cosimi O si dimette o si appella alla città «Mai spiegati i perché della crisi» LIVORNO. Al Pdl non va giù che «tutta questa tempesta» finisca come se si «fosse agitata solo l'acqua di un bicchiere». Lo dice in mettendo in campo Maurizio Zingoni (vicesegretario regionale), Marco Taradash (che dice di parlare soprattutto nel solco del duello con Cosimi nel voto del 2009) e Bruno Tamburini (capogruppo). Presenti anche Romiti, Ciacchini, Giubbilei e Fagiolini. «A questo punto - dice Taradash - il sindaco ha davanti a sé solo due possibilità: o si dimette e si torna a votare o fa un appello alla città per chiamare tutti a raccolta nell'ora più difficile e noi, che non vogliamo certo salvare lui e la sua maggioranza, ascolteremo quel che ha da dirci». Zingoni mette l'accento sul fatto che «il congela- mento della giunta non era mai accaduto dal dopoguer- ra a oggi» eppure «Cosimi deve ancora spiegare perché l'ha fatto». Oltretutto - dice - «a due anni dalla fine del suo doppio mandato, ciascun sindaco cerca lo sprint» e qui invece «lui sconfessa la sua squadra». Proprio «nella città dove la crisi ha morso di più». Tamburini ha un sospetto: «Per quanto non sia bravo a governare la città, è un maestro nei giochetti politi- ci. E io dico che è lui il burattinaio che ha pianifica- to tutti i passaggi di questa crisi». E accusa: «Del falli- mento dei primi cinque anni ha dato la colpa al predeces- sore Lamberti, del flop di questo mandato bis Cosimi scarica le responsabilità sulla sua giunta». La sferzata di Cecio «La classe politica vuol solo sopravvivere e Livorno soffre» LIVORNO. «Livorno è storicamente una città monocolore, una città disabituata ad un confronto politico, incapace di fare sistema se non guardando a quella parte di economia facilmente riconducibile a quell'area politica. Livorno dunque si è come ripiegata su se stessa e soffre per ragioni di sopravvivenza di una classe politica storicizzata». E' questo uno dei passaggi della lunga lettera che, in risposta all'intervento di don Paolo Razzauti sulla crisi della città, ha scritto Davide Cecio, l'ex leader della Margherita la cui ascesa è stata spezzata dall'inchiesta su Salviano 2 e al quale è stato dopo otto anni restituito pienamente l'onore dalla Cassazione. Cecio auspica «un nuovo risorgimento della città» e rileva che il ricorso sistematico a varianti Prg lascia immaginare «uno scenario poco edificante di spartizione delle risorse rimaste e la politica, incapace di determinare lavoro e ricchezza, vi ricorre come un buon padre di famiglia ricorre a investire sui beni rifugio». TRE MOSSE SULLO SCACCHIERE BERNARDO: niente rottura. In calo le probabilità di uscita con rottura traumatica, magari con deleghe talmente ridimensionate da risultare inaccettabili. Forse però perderà l'urbanistica (la terrà il sindaco?) DI ROCCA: non entra. Lui ripete via mail a tutti i dirigenti Pd che lui non vuole entrare nel gossip del toto-assessore. Neanche Cosimi si straccia le vesti per portarlo a Palazzo civico. Ma allora era il partito che voleva spingerlo altrove per cambiare leader nove mesi dopo averlo eletto? MISTER X: cercasi esterno. Resta il fatto che la casella dell'assessore Ritorni è vuota. Si racconta che Cosimi voglia pescare fuori dal ceto politico: un colpo di teatro nel segno dello sport o forse un economista, ma rimbussolando una larga fetta delle deleghe.
Il Tirreno
1 Settembre 2011
TOSCANA - Livorno. Crisi di giunta verso la soluzione ma resta l'incognita della delega all'urbanistica
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