Richiesta di aiuto dalle nuove autorità libiche Trafugati gli oggetti portati alla luce in cento anni di scavi italiani Ancora una volta, in questo Mediterraneo tormentato, ci si domanda se gli eventi bellici non provochino, oltre alle tante perdite di vite umane, anche danni al patrimonio culturale. Che cosa accade per esempio in Libia? La risposta è resa ardua dalla diversità delle situazioni in atto: l'unico vero fatto grave, al momento, sembra però il giallo del tesoro di Bengasi, da maggio scomparso dai depositi della Banca Commerciale Nazionale di quella città. Rubato per lanciarlo sui mercati illegali? Tutto è possibile: ma intanto vediamo con precisione di che si tratta. Il tesoro è una selezione degli oggetti più preziosi scavati dai nostri archeologi fin dal 1910 (già prima, perciò, della guerra con cui l'Italia strappò la Libia alla Turchia) soprattutto a Cirene, l'antica colonia greca fondata nel 631 a.C. che poi fu anche fiorente città romana: 8000 monete, molte delle quali d'oro, e ancora vetri, avori, statuine. Materiali portati in salvo a Roma nel 1939 (tre anni prima della battaglia di El Alamein con cui invece si chiuse la nostra esperienza coloniale in Africa) e restituiti dall'Italia alla Libia nel 1961. L'attività iniziata cosi precocemente dai nostri specialisti si è andata sempre più rafforzando, anche nel dopoguerra. Sono molte le missioni archeologiche italiane in Libia (Università della Sapienza e di Roma III, di Urbino, Macerata, Palermo, Messina, Chieti, Napoli II) presenti con giganteschi cantieri a Leptis Magna, Sabratha, Bengasi, Cirene, Tolemaide, Apollonia, Teuchira. E sempre italiane sono le spedizioni, che ancora continuano, alla scoperta della grande arte rupestre dei deserti meridionali. Fermate ovviamente dagli eventi di quest'anno, tutte stanno riallacciando i rapporti con i dirigenti che sembrano emergere nel dopo-Gheddafi. E stato proprio uno di questi, il nuovo direttore delle Antichità Fadel Ali Mohammed, a lanciare il 2 luglio scorso un allarme per il Tesoro di Bengasi, e una richiesta di aiuto alle autorità italiane, durante un convegno sulla conservazione del patrimonio culturale in Libia. I Carabinieri, in particolare, hanno una lunga esperienza nella ricerca di reperti scomparsi, e possono cercare di monitorare il traffico clandestino. Come escono dalla guerra tante bellezze? In Tripolitania la situazione è ancora incerta, ma sembra che il bel Museo di Tripoli ospitato nel Castello non sia stato toccato, e che le estesissime rovine di Leptis Magna e Sabratha siano salve, malgrado siano state sfiorate da oscure minacce (ricordate quando si disse che i «lealisti" si erano nascosti a Leptis e che la Nato avrebbe potuto decidere di bombardarli?). Più chiare, e ancor più ottimistiche, le notizie sulla Cirenaica: e ne sapremo di più dal 20 al 23 ottobre, quando a un nuovo convegno in Italia saranno invitati lo stesso direttore generale, e con lui il sovrintendente di Cirene e il sindaco della città, l'architetto Abdalla el Mortady, che ha studiato in Italia, che è stato recentemente ospite dell'Università di Urbino e che, nel territorio da lui amministrato, ha creato una zona di rispetto per l'insediamento greco e romano. Stavolta il convegno sarà promosso da un docente di Urbino, Mario Luni, ma si terrà nel Parco Archeologico di Selinunte, in collaborazione con la Regione Sicilia e con la Provincia di Trapani. Si parlerà di problemi di restauro a proposito dei templi del mondo greco: a Cirene ve ne sono di importantissimi. Dagli ospiti libici non si aspettano però solo programmi in questo campo, ma un aggiornamento sulla situazione generale.