A Venezia mancano i fondi statali per la manutenzione, solo gli Scalzi "resistono" Nel frattempo, però, si fa strada un nuovo restyling moderno da 6 milioni di euro Fra pochi giorni Venezia festeggia una delle sue tante ricorrenze: 1'11 settembre saranno passati tre anni esatti da quando, sul Canal Grande, è spuntato il suo quarto ponte. Quello della Costituzione, da tutti chiamato "di Calatrava", in onore al celebre architetto spagnolo che lo ha disegnato, o "dei Caduti", per ricordare quanti, a pochi giorni dalla sua inaugurazione nel 2008, si sono sbucciati ginocchia e ingessati femori ruzzolando giù dai suoi gradini in pietra, acciaio e vetro. La stampa di tutto il mondo lo ha soprannominato il ponte delle polemiche non solo per il materiale sdrucciolevole del quale è fatto, ma anche per gli elevati costi di realizzazione (11,3 milioni contro i 6,7 previsti dall'appalto); ai tempi della stessa, sei anni anziché i due previsti; e all'assenza di una corsia per l'accesso ai disabili: dimenticanza che ha fatto avviare in extremis le pratiche per la costruzione di un'ovovia-tampone, che ha visto la luce solo un mese fa e non è tuttora in funzione. Ma questa è solo la ciliegina sulla torta. Venezia ha quattro ponti sul Canal Grande e ognuno di essi piange per motivi diversi: restauri per cui non si trovano i fondi, onerosi restyling futuristici che nulla hanno a che fare con il fascino "serenissimo" della città, interventi incompleti. In verità, però, tutti hanno qualche magagna tranne uno: il Ponte degli Scalzi, che collega la Ferrovia al cuore del centro storico. Questo bianco e ridente ponte in pietra d'Istria, gode di buona salute da quando, nel 1934, l'ingegnere Eugenio Miozzi l'ha ricostruito sostituendolo a un vecchio ponte in ghisa realizzato nel 1858 sotto la dominazione austriaca. Gli altri tre, invece, se la passano male. Il Ponte di Rialto ha perso tre colonnine in due anni. L'ultima, quest'anno, si è staccata dalla balaustra come il dente da latte di un bambino. Per rimetterla al suo posto, in assenza di finanziamenti statali (convogliati nella legge speciale per la costruzione del Mose), si sta ricorrendo al volontariato. Il tutto accade quando, per il ponte dell'Accademia - che dalle omonime Gallerie porta a Piazza San Marco - si pensa a un nuovo, moderno e dispendioso progetto. Costruito in legno come ponte provvisorio nel 1933, si è rivelato solido fino a oggi ma il Ministero dei Beni Culturali ha di recente sfornato un progetto per riportarlo a nuova vita. E i veneziani sono già sul piede di guerra: ricorda molto, infatti, quello futuristico di Calatrava e, accanto al legno, dovrebbero comparire anche metallo e vetro per un costo complessivo di 6 milioni di euro, che sarebbero tutti pagati dall'azienda costruttrice (la Schiavina, bolognese) e dagli sponsor. Bisogna dare atto alla ditta che, proprio sull'esempio delle "dimenticanze" di Calatrava, pare aver pensato a tutto: ci saranno infatti due rampe, una con gradini e l'altra simile a una corsia, per consentire, senza problemi, il superamento del Canal Grande ad anziani e portatori di handicap.