Castelvetrano. Potrà il progetto della ricostruzione del tempio «G» di SELINUNTE valorizzare, come ha dichiarato il presidente della Provincia Mimmo Turano, i beni archeologici del territorio e il sito dell'antica colonia greca? L'ipotesi è «affascinante», come ha anche detto giovedì pomeriggio il presidente della regione Raffaele Lombardo nella sua visita istituzionale al parco archeologico selinuntino dove è stato accolto dalla direttrice Caterina Greco, ma la sua attuazione appare al momento difficile sia perchè non si sa quanto dovrebbe venire a costare l'operazione, per la quale potrebbero scendere in campo mecenati privati, sia perchè il sito - dove Turano «in breve tempo» intende far lievitare i visitatori annuali «da 300 mila a 3 milioni» - necessita di altro per apparire decoroso agli occhi dei visitatori stracolmo di sterpaglie come è e carente di molti altri servizi. L'ipotesi della ricostruzione del tempio «G» portata giovedì con enfasi da Valerio Massimo Manfredi, consulente della Provincia e archeologo e scrittore, non è nuova e se oltre una decina di anni fa il sindaco dell'epoca, Giuseppe Bongiorno, pensò che se ne potesse fare una ricostruzione virtuale che poi non fu mai realizzata, nel 1982, durante una conferenza tenuta dal Lions club Castelvetrano e dall'associazione Pro-SELINUNTE, con il patrocinio dei Comuni della Valle del Belìce e della Provincia, dell'idea si discusse in modo approfondito. In quella circostanza a parlare della possibilità di far risorgere il più grande tempio del Mediterraneo, che doveva occupare una superficie di oltre 6 mila metri quadrati e che non era neppure completato quando Annibale nel 409 a.C. Annibale distrusse SELINUNTE, furono tra gli altri Rosario Romeo, Giorgio Gullini, Mario Torelli, docenti di Storia moderna all'Università di Roma, di Archeologia greca all'Università di Torino e di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università di Perugia e Vincenzo Tusa, sovrintendente alle Antichità della Sicilia occidentale. Gli esperti allora evidenziarono la necessità di un accurato studio preliminare ad ogni intervento escludendo la ricostruzione integrale dell'edificio. Il direttore del giornale «L'Ora», Nicola Cattedra, rilevò «che non basta ricostruire i templi per sciogliere i nodi che attanagliano il turismo». Parole sempre attuali come quelle di Allegra, ex direttore dell'Apt di Trapani, che disse: «A SELINUNTE non serve la ricostruzione per la valorizzazione, servono altre cose». Margherita Leggio 28082011