Il clima sereno della mattinata viene spazzato via in un attimo. Al maggior partito della coalizione non è piaciuta l'ennesima forzatura voluta dal primo cittadino. Così svanisce in un attimo la tregua concordata poche ore prima, grazie all'intervento di Gianfranco Bettin. «Abbiamo chiesto di avere gli elementi per decidere», aveva spiegato. Ma non era stato proprio il prosindaco e leader del polo rossoverde a minacciare quasi la crisi poche ore prima? «Costa non può venire agli incontri con la pistola sul tavolo», aveva detto Bettin. Passata la domenica, tutto è cambiato. «Ma quali dimissioni», si fa scuro in volto il sindaco, «non ho mai detto una cosa del genere. Ho solo detto che se mi chiedono di non decidere più nulla di qui alle elezioni, tanto vale andarsene tutti in ferie. Ho potuto illustrare i termini dell'operazione: vantaggiosa per la città e anche per il Casinò. Palazzo Grassi potrà essere un grande polo culturale, integrato con le altre istituzioni cittadine, con una offerta non solamente espositiva». La sostanza è la stessa, ma i toni sono cambiati. Così gli alleati si ricompattano. Con Bettin anche Sergio Vazzoler (Sdi) e Pierangelo Pettenò (Rifondazione), Danilo Rosan (Gruppo Misto). «Vediamo il progetto poi decideremo», dicono. Butta acqua sul fuoco anche il vicesindaco Michele Mognato: «Se ci sono le garanzie, è giusto che il Comune compri». Ma la Quercia si agita. «Giusto salvare palazzo Grassi», scandisce l'assessore al Bilancio Paolo Sprocati, «ma non possiamo impegnare risorse pubbliche in questa operazione. Se i privati se ne vanno, perché le perdite le dobbiamo assumere noi?». Marco Agostini, Capo di Gabinetto del sindaco, prova a convincere gli alleati dubbiosi. «Sulla gestione abbiamo pronti gli sponsor, famose case di moda pronte a coprire la spese. Ma prima bisogna concludere l'operazione». A metà pomeriggio spunta la soluzione. Il sindaco si dice pronto a concedere l'alienazione del Casinò di Malta. Un'operazione voluta tre anni fa dalla giunta e da sempre contestata e in perdita. Un cambio alla pari, così con le risorse ricavate dalla vendita si potrà finanziare l'operazione palazzo Grassi. Ma in serata arriva il siluro. «L'attività di palazzo Grassi non si può chiudere», dicono i Ds, «ma è priorità dell'amministrazione pubblica mantenere e sviluppare l'insieme delle attività culturali e di produzione inserite nel tessuto cittadino». Come dire, pensate prima agli altri musei ed enti culturali veneziani. Senza «approfondimenti per un'adeguata soluzione non sarà possibile il nostro consenso», continuano i Ds, «perché il compito del Comune è essere tramite per coinvolgere forze economiche ma senza gravare sulle finanze pubbliche già appesantite dai tagli della Finanziaria. La proposta di dismissione del Casinò di Malta», concludono, «ha raccolto un consenso unanime, al di là della vicenda di palazzo Grassi». Dunque, niente scambi alla pari con cose «già decise». E strada ancora lunga per il via libera all'operazione palazzo Grassi. Con possibili contraccolpi politici e una frattura sempre più evidente tra Costa e la sua maggioranza. Che dopo gli scontri dei giorni scorsi cerca ora la strada per uscire dignitosamente dal «muro contro muro».
Palazzo Grassi, acquisto congelalo
Il sindaco di Venezia, Gianfranco Costa, ha cercato di convincere gli alleati della maggioranza a sostenere un progetto per la vendita del Casinò di Malta e l'acquisto di Palazzo Grassi. Tuttavia, la proposta è stata respinta dai Democratici di Sinistra (Ds), che hanno espresso preoccupazioni sulla gestione del Casinò e sulla possibilità di utilizzare le risorse ricavate dalla vendita per finanziare l'operazione palazzo Grassi. I Ds hanno anche richiesto che il Comune mantenga e sviluppi le attività culturali e di produzione presenti nel tessuto cittadino, senza gravare sulle finanze pubbliche.
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